lettere + 2009, Giugno 21 - arrivederci Manolo!

 

Ieri, 20 giugno, moltissime amiche ed amici si sono stretti attorno a Loretta, per la despedida, l'arrivederci a Manolo. Molte sono le testimonianze sulla sua vita di docente, psicoterapeuta, direttore dell'ENAIP, ideatore di progetti di formazione professionale per i giovani esclusi nella nostra società, sulla sua partecipazione alla comunità di base di San Paolo a Roma e alla nostra rete di amicizia e soprattutto sulla sua umanità, la sua capacità di essere amico attento e fedele. Sarebbe bene raccogliere in una pubblicazione tutte queste testimonianze e chiedo già a Bruno, Gianni Novelli e Remo di farlo.

Vi mando già la mia e vi farò avere quelle che riceverò.

Gerardo

 

ARRIVEDERCI MANOLO

 

Il fatto che ci ritroviamo nella cappella dell’Università Salesiana per condividere il pane, come dicevano i primi cristiani, in memoria di Manolo e per dirgli arrivederci, mi sembra altamente simbolico. Due periodi importanti nella vita di Manolo, apparentemente contraddittori, quello del suo lavoro in questo ateneo e quello della sua vita con Loretta, manifestano la loro profonda unità che include anche i periodi intermediari, del primo matrimonio, e del lavoro al ENAIP. Durante tutta la sua vita, Manolo è rimasto fedele al vangelo di Gesù e in particolare alla scelta dei poveri che fu il carisma di don Bosco. Ci sono fedeltà esterne non meno esigenti e coerenti che fedeltà interne e a volte è necessario cambiare strada per raggiungere l’obiettivo e rimanere fedele alla propria vocazione.

 

Ho avuto la fortuna di stare a fianco di Manolo in questi due periodi della sua vita. Fin dall’inizio del mio servizio all’ateneo, nel 1958, ci siamo legati di profonda amicizia. Assieme a don Braido, Grasso, Calonghi, Bellerate e altri colleghi, uniti da sentimenti di stima e amicizia, abbiamo lavorato con entusiasmo per elaborare una pedagogia scientifica, moderna, dinamica, fedele ai valori del la pedagogia dell’amicizia di don Bosco, al servizio dei giovani “poveri e abbandonati”. Assieme a Giulio Girardi, Ramos Regidor, Bruno Bellerate, Tarcisio Bertone e altri, il “gruppo dei manco venti”, abbiamo riflettuto come rendere più coerenti le nostre vite e le istituzioni di cui facevamo parte, con il rinnovamento evangelico promosso da papa Giovanni e dal Concilio Vaticano II.

 

Poi le nostre vie si sono separate anche se rimanevo in contatto con Manolo. Ci siamo ritrovati grazie a Loretta, nostra comune amica con la quale si sposò e dal loro amore nacque una splendida bimba, Giorgia. Molto frequentemente ci ritrovavamo e quasi ogni giorno, anche quando stavo in Guatemala per lunghi periodi, comunicavamo. Abbiamo parlato a lungo, e l’ho trovato fedele alle scelte della sua vita, al vangelo, al servizio dei più deboli che aiutava senza arricchirsi con il suo ottimo lavoro di psicoterapeuta che per lui era servizio e non mezzo di arricchimento. Manolo e Loretta appoggiavano le ragazze e i ragazzi di strada del Guatemala, erano soci di Amistrada, rete di amicizia con le ragazze ed i ragazzi di strada, ricevevano i loro rappresentanti quando venivano a Roma. E ancora oggi, Mayra, Lorena, Kenia e Maria Elena si ricordano di quella casa accogliente e di Manolo che riceveva con squisita attenzione e le ascoltava. Manolo sapeva ascoltare. Loretta mi ha chiesto di dirvi che le offerte che faremo oggi saranno destinate al Movimento dei Giovani di Strada per aiutare le ragazze ed i ragazzi a realizzare i propri sogni.

 

Nell’ultima stagione della vita si raccolgono i frutti di tutta un’esistenza. Spesso Manolo mi diceva quanto era bella, felice la vita con sua moglie e sua figlia, di cui era orgoglioso, padre presente, rispettoso e tenero. Loretta ti ringrazio per la felicità che hai dato al mio fratello Manolo. Nel tempo della sua malattia lo hai accompagnato con una ammirevole e sovrumana dedizione. Manolo era anche contento dell’intesa tra Loretta, Giorgia e i suoi figli Enrico e Manuel. Ho visto quanto lui e Loretta erano contenti quando Giorgia chiamava Enrico per lunghe conversazioni al telefono. Enrico, ora che tuo padre non è più fisicamente presente, la tua presenza diventa molto più importante.

 

Mercoledì scorso sono arrivato troppo tardi a Chieti per parlare con te, Manolo. Ancora batteva il tuo cuore, ma già stavi altrove. Però sapevo ciò che mi avresti chiesto e tu sapevi ciò che ti avrei risposto, che tutte le amiche e gli amici che ti hanno veramente amato, che hanno capito le tue scelte, che si sono rallegrati della felicità che hai provato nell’amore di Loretta e di Giorgia, continueranno ad essere vicini a tua moglie e a tua figlia.

 

Vorrei concludere con parole ispirate al libro di Giobbe. Manolo, amico fedele, compagno di strada, fratello amato, ti vedo come sei oggi, giovane uomo di una splendente bellezza, di questa bellezza commovente dei giovani quando amano e sono amati. Tu stai in piedi di fronte a Dio, lo guardi negli occhi e Lui non distoglie lo sguardo.

 

Gerardo

Roma, 20 giugno 2009