lettere + 2009 aprile 7, Roma

 

Care amiche ed amici delle ragazze e ragazzi di strada,.

 

Vi auguro una buona Pasqua, non me la sento di scrivere una felice festa di Pasqua, perché i tempi che stiamo vivendo non sono di festa, ma più tosto di lutto, per le tante persone vittime di questo tremendo terremoto in Abruzzo e per tutte le persone che vivono nella sofferenza, nella fame, nell’umiliazione. Domenica scorsa o partecipato all’Eucaristia con la comunità di base di San Paolo. Non volevo parlare. L’ho fatto su invito di Giovanni Franzoni perché i sentimenti che sentivo durante la lettura non erano facilmente comunicabili.

Qualche giorno prima avevo ricevuto una lettera di una ragazza del Guatemala che in poche righe mi raccontava la storia di sofferenze, maltrattamenti e umiliazioni che aveva vissuto da quando era nata.

Pensavo che le sofferenze di Cristo fossero poche riguardo a quelle di questa ragazza e di tante altre donne e uomini del nostro tempo e pensavo che anche loro avevano il diritto di ripetere queste tremende parole di Cristo: “Padre, padre perché mi hai abbandonato?”.

 

Vi auguro una Pasqua di speranza, di lotta, di non rassegnazione.

Spetta a noi tutti costruire la risurrezione, nella vita d’oggi, non tanto con ideologie e manifestazioni ma condividendo la vita dei poveri, la loro disperazione e le loro speranze. Ho mandato oggi una lettera delle ragazze e ragazzi del Mojoca per tutti voi. Nella quale si rallegrano che nessuno di noi abbia perso la vita ma allo stesso tempo manifestano la loro solidarietà con tutte le persone che hanno perso la vita o persone care in questo terremoto. Già ho ricevuto alcune lettere di persone che commosse ringraziavano per questa lettera nella quale si manifesta il cuore della strada.

 

Loro erano preoccupati per noi, ma io sono molto preoccupato per loro perché da più di una settimana la capitale è scossa da numerosi sismi di 3.5-3.8 gradi della scala Richter. Per proteggersi le ragazze della otto di marzo dormono tutte insieme nel salone grande sotto i tavoli. I ragazzi sono più al sicuro perché il tetto della loro casa è di zinco. Tutto il Guatemala è una zona che può essere colpita da tremendi terremoti. Anche molte Quetzalitas che vivono in povere casette nei burroni che tagliano in pezzi la capitale si trovano in una situazione di grande pericolo.

 

Il Mojoca sta prendendo varie iniziative per trovare risorse nel paese. Ha scritto una lettera al presidente della Repubblica e al sindaco della capitale. Il presidente ha già risposto incaricando il responsabile delle “istituzione del benessere sociale” di vedere in quale modo aiutarci. Il responsabile ha detto che soldi non ne hanno, che forse ci potrebbe dare una casa in usufrutto, del materiale scolastico e forse anche prodotti alimentari. Il secondo non ha risposto ma sua moglie visiterà il Mojoca la prossima settimana. Anche a lui abbiamo chiesto case.

 

Perché case?

Molte sono abbandonate nel centro storico, il Comune le potrebbe dare in usufrutto in cambio di una ristrutturazione. In una casa potremmo aprire una caffetteria come già ho scritto in precedenza. E poi cominciamo a pensare alla possibilità di formare comunità di donne e bambini che potrebbero vivere con il lavoro di tutte le donne che vi abitano. Alcune potrebbero lavorare fuori, altre dedicarsi a una attività produttiva o commerciale nella casa stessa. Infatti è difficile per una giovane donna con uno o più bambini piccoli vivere in una camera sola e esposta a molti pericoli. La vita comune non è sempre facile però permette un aiuto mutuo. I bambini possono essere in caso di necessità aiutati dalle altre donne. Finora è solo un’idea che potrà diventare progetto se ci sono un numero sufficiente di ragazze interessate a una iniziativa di questo tipo.

 

Un affettuoso abbraccio, Gerardo.