lettere + 2003, aprile, Maurizio

Caro Gerardo,

carissimo amico mio, leggo solo oggi al ritorno dalla Sardegna le tue parole di preoccupazione, e devo dirti che mi colgono un poco in fallo, e con rammarico non posso fare altro che ammettere di non aver ancora scritto niente per il sito internet, e questa è una grossa mancanza data l'importanza di questo strumento, cercherò di recuperare!

Le tue parole inoltre si uniscono al rammarico di non poter partecipare alla riunione di mercoledi', a meno che non venga cambiata la data o perlomeno l'orario, ma in questo caso mi auspico che si riprenda la buona vecchia usanza di un giro di consultazione nello stabilire gli incontri, come si faceva un tempo, nei limiti del possibile ovviamente; già alle ultime riunioni sono mancato, sempre a cause dell'appello blindato, e a questa oltretutto ci sarebbe stato un motivo in più, l'adesione al Cipsi appunto.

Ma venendo alle tue parole, alle tue preoccupazioni, credo che gia da tempo avremmo dovuto discutere sul futuro del movimento e su come i cooperanti debbano ampliare la loro azione, ma questa è responsabilità nostra soprattutto, ma anche in Guatemala a tal proposito deve cambiare qualcosa. Caro amico mio, questi ultimi anni credo abbiano insegnato molto, ma soprattutto che la nostra rete di amicizie finanziatrici sia ad uno stato di saturazione; la soluzione "passaparola" non puo' sviluppare e la conseguenza è l'implosione e la recessione, come gia dall'ultimo anno sta avvenendo. Non è piu' pensabile che si trovino il doppio dei cooperanti decisi ad appoggiare il movimento nella sua totalità perche' giusto, ma è necessario partire con una riflessione che ci porti ad identificare UN LINGUAGGIO PER UN TARGET specifici; mi riferiscono a campagne pubblicitarie di informazione, ma soprattutto al vecchio problema della adozioni a distanza, che quanti soldi ci hanno fatto perdere nel tempo. Nella lettera al movimento tu ti riferisci a questo, ma la soluzione che ne dai ritorna ad essere quella di sempre (se non l'ho capita male) ed invece c'e' bisogno di una progettazione piu' sistematica. Io so gia che tu queste cose le hai pensate ben prima di me, ma ora è necessario praticarle, e soprattutto portare un piano pedagogico più incisivo in >Guatemala, in quanto credo che tra le tante cose che avremmo dovuto imparare dalla nostra storia c'e' anche la questione che la sola amicizia e disponibilità verso i <mailto:patoj@s>patoj@s ci possa portare alla gestione autonoma del movimento. C'è bisogno di riconsiderare la qualità del lavoro svolto sia esso volontario sia salariato, e soprattutto che sia inserito in un ambito ben più formativo e conoscitivo che non riporti necessariamente a te. Le tue riflessioni ti portano a pensare al tuo ruolo oggi quasi totalitario, forse c'e' bisogno che deleghi questioni ed ambiti e per far questo noi tutti abbiamo bisogno di professionalita' (ti ricordi le mie insistenze a far partecipare quanta più gente ai corsi CIPSI, tipo quello che stiamo facendo con Maria Antonietta?). Oggi Gerardo il gioco forse è un po' più complesso che in passato, e domani sarà ancora peggio e perciò dobbiamo renderci conto delle nostre forze ed agire di conseguenza; dobbiamo ricalibrare le nostre capacità e funzioni, a cominciare dalla comunicazione che oggi avviene esclusivamente tramite te, chi sta là a qualsiasi titolo deve capire che la rendicontazione è un obbligo del mestiere di educatore, e non un optional emotivo, eppure >ancora oggi non siamo riusciti ad avere relazioni dai nostri "inviati", o meglio tu le avrai avute, e ogni tanto ci troviamo un'altalena di positività e negatività mediata.

Caro amico mio, negli ultimi tempi ho avuto modo di fare dei confronti con >progettazioni rivolte a soggetti plurisvantaggiati come i <mailto:patoj@s, >non>patoj@s, non ultimi gli esempi dei compagni incontrati al corso Cipsi, e ho avuto modo di notare significative differenze, alcune cose a nostro favore ma anche tante altre che noi dovremmo adottare per far marciare diversamente il nostro sogno. Io ritengo che ancora oggi manchi un'idea di progettualità ampia, o meglio sono sicuro che tu ce l'abbia ma dobbiamo chiarirla e trovare il modo attuarla, questo lo dico in senso pedagogico, possiamo parlare di una percentuale troppo esigua di successo nei confronti dei risultati ottenuti con i ragazzi (tranquillo, so che portata hanno e quanto sono importanti!), e questo ci dovrebbe consigliare un'analisi dei percorsi ed un'azione riparativa, e se non c'e' gente in grado di farlo bisogna trovarla e mandarla appositamente. Ma credo non esista nemmeno una progettualità organizzativa, me lo dimostra nella tua lettera l'ipotesi proposta da Giordano e Vanessa, nobile bellissima fatta da due persone adorabili, ma dove si va ad inserire? Come? Con quali finalita'? Di confusione ce n'e' gia tanta, e tu stesso dici che è deleterio produrre altre iniziative quando si arenano le vecchie; ma il rischio maggiore di questo attegiamento è avere un eterna Lucy di turno che nel caos cerca da mandare le cose in una direzione che anche se giusta manca di progettualità.

Caro amico mio, di quante cose potremmo ancora parlare, di quante cose dovremmo cercare la giusta soluzione e cominciare a lavorare, continuare a lavorare!

Spero di aver parlato secondo le mie intenzioni, ovvero di essere utile e di migliorare cio' in cui credo e in cui sono disposto a dare secondo le mie possibilità, caro amico.

Ora ti lascio, spero anche che sia possibile una modifica dell'incontro, altrimenti probabilmente dovro' essere di nuovo assente con molto dispiacere! Ciao amico mio

Maurizio, dal verde più intenso della nostra speranza