testimonianze + 2003, Maggio, Io e le ragazze/i di strada del Guatemala

 

A volte con stupore, mi è stato chiesto cosa mi ha spinto a condividere i progetti delle ragazze e ragazzi di strada del Guatemala.

Con stupore, credo, perché è luogo comune pensare, che una donna disabile come me, debba promuovere e sostenere solo progetti di "categoria", ad esempio,  anche quando feci una ricerca psicologica con storie di vita di malati neuromuscolari credettero che anch'io avessi lo stesso handicap, ma io sono una tetraplegica spastica.

Di nuovo stupore, perché le difficoltà di trasporto e soggiorno in Guatemala, m'impediscono di instaurare relazioni d'amicizia dirette e qualsiasi altro tipo d'esperienza con loro.

Avrei potuto allora accontentarmi di esser loro vicina con un semplice aiuto economico, tale da appagare il mio "ego generoso", ma questa motivazione non ha per  me alcun senso.

Inoltre, non sopportando i luoghi comuni ed essendo abituata a superare da sempre gli ostacoli, ho cercato e trovato nel tempo dentro me delle motivazioni più profonde.

Ciò che mi fa sentire vicino a i ragazzi strada sono due aspetti importanti: il vissuto di sofferenza, come le mortificazioni subite durante l'infanzia e l'adolescenza, e l'amore per la libertà.

Come se anch'io avessi vissuto e fossi uscita da una "strada comune", e fossi per loro un'amica, sorella, un'accompagnante……..

Nella certezza che, se un giorno io avessi bisogno di un aiuto da parte loro, li avrei vicini come in un rapporto di mutuo soccorso.

 

Ma andiamo per ordine……………..

 

M'interesso al Guatemala dal 1994, quando il prof. Lutte mi chiese di correggere le bozze della prima edizione del libro delle "Principesse e sognatori per le strade del Guatemala".

Intanto che leggevo le storie di vita delle ragazze/i, la rabbia e le lacrime scendevano: rabbia perché ancora una volta chi era potente e sano aveva il sopravvento, soprattutto su chi era ed è più debole.

Io, come handicappata, conosco bene sulla mia pelle cosa vuol dire VIOLENZA (nel mio caso solo psicologica), e quali sentimenti facciano nascere in chi la subisce come: un senso d'inferiorità, precarietà, di umiliazione.

Lacrime, perché capisco bene la sofferenza intima e la ribellione che si è "costretti" a soffocare che spesso è talmente forte che manca il respiro.

Lacrime, dicevo, perché intuisco il loro cammino irto di ostacoli, fatto di 20 passi avanti e 100 indietro.

E' facile per le ragazze e i ragazzi di strada in queste condizioni psicologiche ma anche di violenza fisica lasciarsi andare alla droga, al furto per sopravvivere, e proprio per questo non può giudicare chi non ha provato questa realtà.

E' facile quindi per loro "sentirsi meno" rispetto alle altre persone, persino rispetto ai coetanei che non vivono nella strada e/o a quelli che volontari vengono da altri paesi, anche questo è un sentimento che ho conosciuto.

Ho conosciuto LA RIBELLIONE, la necessità di lottare per sentirsi persona e tutti gli aiuti, gli appigli, le occasioni, le persone che mi si sono proposte durante la mia adolescenza, io li ho acchiappati al volo, non me li sono lasciati scappare.

In queste condizioni la vita ci sviluppa un sesto senso molto spiccato e si percepisce chi è sincero e chi non lo é.

Quindi immagino quanto significativo sia stato l'incontro di Gerardo Lutte con le ragazze e i ragazzi del Guatemala, cosa è stata, è e sarà la sua presenza,  per il Movimento dei giovani di strada.

Mi rendo conto di quanto noi possiamo essere d'aiuto a lui e al Movimento, continuando ad essere e a creare occasioni di conoscenza, d'amicizia, di condivisione, d'impegno e così via.

A mio parere, noi siamo in debito con queste ragazze e ragazzi, non è un caso che la nostra sia una rete d'amicizia e non un'associazione d'assistenza, perché noi non si vuole lavorare per loro ma CON loro, affinché loro lavorino per se stessi e un giorno con noi.

Credo di aver risposto agli stupiti, circa le motivazioni che mi hanno avvicinato al Movimento, ma anche, di quanto, e come, e cosa accomuna una donna disabile italiana ad una bambina di strada guatemalteca.

 

Santina Portelli

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