notiziari + notiziario 2002 maggio
Car@ amic@ compag@,
il primo maggio, circa cinquantamila persone hanno percorso le vie della capitale del Guatemala per protestare contro il governo, la corruzione, l'impunità. Un popolo unito, ma una sinistra (se questo nome ha ancora un senso oggi) divisa che ha concluso la manifestazione in due piazze diverse con comizi diversi. Il cambio invocato non è per domani.
Il nostro movimento era presente - sessanta persone all'inizio, ma il numero si accresceva di continuo con le ragazze e ragazzi che si univano alla marcia lungo il percorso. Gruppo animato, colorato, vivace. Pierpaolo conduceva la camionetta dove i bambini più piccoli, truccati e vestiti come per un carnevale, avevano trovato posto... Era una festa per loro vedere attorno a sé, nella propria casa, tanta gente che protestava... E vedendoli pensavo che se i dirigenti sindacali e politici vivessero anche loro sulla strada o nelle baracche dei lavoratori agricoli, riuscirebbero a dimenticare interessi personali ed essere uniti per cambiare la società. Però so che la via non è questa e che per liberarsi il popolo deve liberarsi prima di tutto dei propri dirigenti.
Un buon pranzo con pollo fritto ha concluso la festa. Mi emoziona sempre vedere attorno ad una lunga tavola le ragazze con i loro bambini, i ragazzi, le accompagnatrici volontarie e volontari sedute per un pranzo fraterno... E´come l'immagine del mondo di cui sogniamo in cui c'è posto a tavola per tutti, in primo luogo per i più piccoli, per gli abbandonati.
Sogno di un corteo mondiale di protesta e ribellione che finisce con un banchetto globalizzato in cui si festeggia la vittoria della vita sulla morte imperialista.
Gerardo
LETTERA DAL GUATEMALA
Guatemala, 30 aprile 2002
Care amiche ed amici delle ragazze e ragazzi di strada,
un affettuoso saluto ad ognuna ed ognuno di voi, anche a nome delle ragazze e ragazzi di strada, particolarmente di quelle impegnate nel movimento. Sono arrivato qua un mese fa e vorrei darvi informazioni sulla situazione del paese, della strada, del movimento e delle "Quetzalitas".
UNA NUOVA CLASSE DOMINANTE DI PREDATORI ED ASSASSINI
Il governo del presidente Portillo, uomo di paglia del genocida Efraim Rios Montt, è riuscito a coalizzare contro di sè, non solo le organizzazioni popolari, ma anche il CACIF, ossia la CONFINDUSTRIA guatemalteca, rappresentante della vecchia classe dominaNte. Il governo, invece, rappresenta gli interessi di una nuova classe dominante, i membri del FRG, partito di Rìos Montt che stanno saccheggiando il paese, arricchendosi favolosamente in poco tempo. Emerge una nuova classe dominate di predatori e criminali, composta in gran parte di implicati nel genocidio, spesso anche nel narcotraffico, nei sequestri di persone e nel traffico di macchine rubate. o di opportunisti iscritti al nuovo partito per arricchirsi facilmente. Man mano che passavano gli anni, Portillo ha militarizzato il governo nominando a posti strategici come il ministero degli interni, generali, colonnelli, membri dei servizi di sicurezza implicati nei massacri degli anni 80.
Non passa un giorno senza che i giornali del Guatemala, osteggiati dal potere, "comunisti" direbbe il nostro presidente del consiglio, non rivelino nuovi scandali ed episodi di corruzione. Un giorno scrivono delle case e proprietà lussuose che i nuovi potenti, presidente in testa, comprano o si fanno costruire... I funzionari del FRG emigrano dai quartieri modesti verso le zone residenziali. Un altro giorno si parla dei viaggi dell'aereo presidenziale che porta a Panama, paradiso fiscale dell'America Centrale, amici che vanno a depositare in banche sicure il frutto delle loro rapine. Chi si oppone rischia la morte: molto magistrati che indagavano su episodi di corruzione sono stati costretti a fuggire all'estero e l'assassinio politico rimane un mezzo privilegiato di dominio. Dilaga la violenza: nella sola giornata di ieri sono stati assassinati nella capitale nove persone. Già molti secoli fa, Ambrogio, vescovo di Milano, affermava: "All'origine di ogni grande fortuna ci sono sempre rapine e sangue". In modo meno palese, anche da noi la mafia riesce, con gli stessi metodi, se non a creare una nuova classe dominante, per lo meno a inserivi i suoi rappresentanti e a spingerli fino alla guida del paese. E non è forse una nuova classe dominante di predatori ed assassini che dominano oggi il mondo globalizzato?
TRA RASSEGNAZIONE E RESISTENZA
Da cinque secoli, il popolo guatemalteco subisce la crudele oppressione delle avide classi dominanti che hanno governato il paese. A volte la sua sopportazione e rassegnazione appare infinita e irremovibile. La maggiore parte della popolazione vive in condizioni di sopravvivenza quotidiana... Il 48 % dei bambini ed adolescenti sono denutriti, con una statura e peso inferiori alla normale... La miseria della campagna `indescrivibile.. È difficile in tali condizioni resistere, organizzarsi, cambiare....
Ma dietro ad atteggiamenti che paiono di passività e rassegnazione, il popolo resiste... In questi ultimi giorni , i contadini senza terra hanno occupato una cinquantina di proprietà agricole ed i sindacati operai hanno organizzato blocchi stradali in loro appoggio. Anche in Guatemala la televisione è asservita al governo, ma i giornalisti della stampa scritta denunciano con coraggio i delitti del potere, a volte a prezzo della propria vita. Molti magistrati sono anche loro corrotti, ma alcuni non hanno paura di indagare e di punire uomini di potere.
Decine di organizzazioni di donne, di maya, di difesa dei diritti umani, continuano a resistere, a prendere la parola, a protestare, a manifestare. Purtroppo sono disunite come è disunita la cosiddetta sinistra politica, incapace anche qui di elaborare un progetto alternativo credibile e capace di mobilizzare le masse popolari. I dirigenti della guerriglia sono stati sconfitti, non solo militarmente, ma anche politicamente.
La Chiesa cattolica, dopo i cambiamenti decisi dal Vaticano che ha nominato arcivescovo Quezada, che si era opposto alla inchiesta della violazione dei diritti umani organizzata dal vescovo martire Gerardi, ha rimosso in una piccola diocesi il vescovo del Quiché, Julio Cabrera, difensore degli indigeni e dei poveri. La conferenza episcopale tace. Parla ancora ed è minacciato di morte, il vescovo di San Marcos, Ramazzini, che si schiera con gli occupanti della terra. E qua e là, i preti più vicini al popolo, come padre Rigoberto di Nebaj, sono perseguitati, minacciati di morte. I soliti sconosciuti hanno bruciato la casa parrocchiale di Nebaj con gli archivi dell'inchiesta sulla violazione dei diritti umani e preziosi documenti ed archivi che risalivano all'inizio dell'invasione spagnola.
LA STRADA
La strada è il termometro del paese, riflette immediatamente i cambiamenti in corso. Si è notevolmente trasformata da quando l'avvio conosciuta nel '93. Molti gruppi storici, quello che probabilmente è stato il primo della strada, quello della diciottesima strada, come quello della "novena avenida" sono spariti. Altri come quelli del parco centrale, del parco Concordia e della "Terminal" sono fortemente diminuiti. La tendenza è a formare gruppi piccoli, meno visibili, più mobili, ad evitare i luoghi pubblici per rifugiarsi in case abbandonate. Alcuni hanno l'impressione che il numero delle ragazze e ragazzi che vivono in strada sia fortemente diminuito a causa delle repressione e forse anche perché le bande giovanili, sempre più die, darebbe una risposta alle esigenze di molti. Solo un'inchiesta approfondita permetterebbe di dare una risposta a questa domanda.
I modi di sopravvivenza sono anche cambiati sotto l'effetto della repressione più feroce e della diffusione dell'AIDS (chiamato qui SIDA come sarebbe più corretto dire anche in italiano se fossimo meno sottoposti alla cultura dell'impero): il furto e la prestazione di servizi sessuali sono fortemente diminuiti. Il "periquear", ossia il chiedere soldi, che prima era riservato ai bambini e alle bambine, diventa oggi il mezzo principale di sussistenza.
Il deterioramento delle condizioni economiche, la disoccupazione di massa in continuo aumento, il prezzo sempre più elevato dell'affitto di misere camere, da una parte rende molto più difficile di prima l'uscita dalla strada e dall'altra respinge nella strada, ragazze, ragazzi, a volte intere famiglie che ne erano uscite. È più facile vivere nella strada che fuori... Le condizioni di vita sono a tal punto precarie che basta una malattia della madre o di un figlio, la perdita di un lavoro precario, la divisone di una coppia a rendere impossibile la vita fuori dalla strada. Una mamma che vive vendendo caramelle, gomme americane e biscotti nella strada, all'uscita delle scuole, può perdere di un colpo il piccolo capitale che investe ogni settimana per comprare la merce se una figlio o un figlio si ammala, deve andare all'ospedale, ha bisogno di medicine. E di un giorno all'altro di ritrova in strada. Una ragazza, giovane madre di tre figli - pochi mesi, un anno e due anni la più grande - dorme in una casa, ma sopravvive chiedendo l'elemosina nel parco centrale durante la giornata. Altre come Vilma emigrano clandestinamente vero gli Stati Uniti perché non trovano nel proprio paese alcuna possibilità di condurre una vita decente. Conoscono i pericoli di stupro, di morte, che comporta questo viaggio, ma li assumano perché vogliono vivere una vita piena e si illudono di poterlo fare nel cuore dell'impero.
E naturalmente continua la violenza contro le ragazze e ragazzi di strada, gli arresti ingiustificati e altri soprusi dei poliziotti, gli assassini... Tre giorni fa è stata assassinata Riccarda, quindicenne della strada. La lunga lista dei martiri della strada si allunga senza fine.
ANCHE IL MOVIMENTO CAMBIA
Sabato scorso, Lucy, una delle prime collaboratrice, coordinatrice del movimento dal '99, e tornata nel Messico, suo paese, dopo avere lavorato con molta generosità ed impegno per le ragazze e ragazzi di strada. La ringrazio e le auguro una vita felice al servizio degli altri nel suo paese.
Da un mese sono impegnato in un lavoro lungo di ristrutturazione del movimento affinché sia uno strumento più efficace per raggiungere i nostri obiettivi, in particolare l'autogestione delle ragazze e ragazzi. Abbiamo assunto un amministratore che ha il compito non solo di vigilare affinché le sovvenzioni siano ben utilizzate per la realizzazione del progetto, ma anche per trovare rissose in Guatemala. Abbiamo affidato la contabilità a un ufficio specializzato.
Il gruppo delle Quetzalitas che sta aumentando - raggruppa ora una ventina di ragazze uscite dalla strada. ognuna delle quali ha in media due figli, è diventato totalmente autonomo. Il gruppo delle sette accompagnatrici e accompagnatori conta ora due ex ragazze di strada - e vorremmo fra qualche tempo affidare anche la cucina ad una di loro - e sarà affiancato da un gruppo di coordinamento composto da giovani eletti dalle loro compagne e compagni. Dovremo anche aggiornare l'associazione giuridica, che gioca ora un ruolo attivo nella gestione del movimento, aumentando la rappresentanza delle e dei giovani nell'assemblea e nella giunta direttiva.
Le difficoltà del lavoro di strada sono evidenti e numerose, è molto più facile organizzare bambini ed adolescenti lavoratrici di strada, ma non abbandoniamo il nostro sogno, non rinunciamo alla nostra sfida. Malgrado tutto, ci sono progressi significativi: Ad esempio, la scuola di alfabetizzazione e di istruzione primaria che funziona nel movimento conta ora più di venti studentesse e studenti che hanno deciso di aumentare le ore di scuola e richiesto un giorno supplementare. Abbiamo anche un accordo con un'associazione di educazione popolare che ci permetterà di rilasciare titoli ufficiali. Altri giovani - quasi tutte le Quetzalitas - seguono corsi di scuola elementare o media o superiori in scuole diverse o ricevono una formazione professionale per la fabbricazione di dolci e di pani, la confezione di oggetti artigianali, la cucina, la falegnameria, ecc.. Vendono poi ciò che fabbricano per proprio conto, perché il movimento non è un'impresa commerciale..
Vorrei parlarvi di ognuna ed ognuno di loro, raccontarvi i loro progetti, i loro sogni, le loro generosità. Vi parlerei a lungo di Anna che condivide una piccola baracca di legno con una compagna. Lei dorme in un letto con il marito e la figlia e ha lasciato il secondo letto alla sua compagna e ai suoi figli. Vi parlerei di Alejandra, la tormenta, che ha fatto da scudo a due compagne per salvare la loro vita quando un killer ha iniziato a sparare contro di loro. Vi parlerei delle Quetzalitas che vanno a trovare le madri di strada e tentano di convincerle a frequentare il movimento per accudire meglio ai loro figli.
Vi parlerei anche di quelli che tentano di uscire dalla strada senza dimenticare i loro compagni. Si è formato un gruppo di ragazzi, simile a quello delle Quetzalitas... Qualcosa si muove nella strada... Fra due giorni parteciperemo per la quinta volta alla manifestazione del primo maggio. Le ragazze e i ragazzi stanno dipingendo cartelli e strisce, preparano maschere, discutono del senso dell'evento. Ma questo ve lo racconterò un'altra volta. Le ragazze e i ragazzi di strada rappresentano la parte più umiliata e disprezzata del popolo e il loro movimento è parte integrante del movimento popolare.
Spero che anche in Italia ed in Europa, il primo maggio sarà una giornata di speranza e di lotta contro la barbarie della globalizzazione e la cultura di morte dell'impero, che si annodano anche in ognuna ed ognuno di noi.
EL PUEBLO UNIDO JAMÁS SARÁ VENCIDO.
L'abbiamo constato recentemente in Venezuela. Possa avvenire presto in Palestina, in Europa, nel mondo intero, nelle strade del mondo intero...
LA STRADA E´L´UNICA SPERANZA...
Dalle strade del Guatemala vi mando quindi un messaggio di speranza assieme a un forte abbraccio,
Gérard Lutte
INTENSE EMOZIONI
È trascorso un mese e mezzo dal mio arrivo in Guatemala...
È difficile racchiudere in poche righe tutte le emozioni vissute, gli attimi condivisi con i ragazzi di strada al movimento e in strada e esprimere il mio grazie di cuore alle ragazze che sto intervistando sul processo di uscita dalla strada.
La mattina intorno alle 8.00 arrivano i ragazzi al movimento, è bello svegliarsi con le loro voci… che si intrecciano armoniose, colorando la giornata di allegria e vitalità. Il tempo sta passando troppo in fretta, vorrei tanto poterlo fermare… sto imparando a conoscerli uno per uno e pian piano sto entrando nei loro vissuti quotidiani, nel loro modo di affrontare le difficoltà, nel loro mondo: la strada! Molti la descrivono come "una Madre che accoglie e protegge, dona calore...".
La strada... non solo droga, violenza, povertà, ma anche rifugio da una vita precedente di violenza, solitudine, maltrattamentidi ogni tipo, noia e abbandono. Intervistando le ragazze uscite dalla strada, mi rendo conto di quanto il processo sia lungo e difficile. Si cade facilmente:la droga,la strada e'un richiamo troppo forte. Generalmente i ragazzi di strada hanno un livello di autostima molto basso, la società li disprezza e li considera "basura" (rifiuti), non si sentono valorizzati e solo quando iniziano a pensare che "si io potevo cambiare, perché ho un valore, una dignità e ho lottato...", inizia un processo irto di difficoltà, di ricadute ma anche piccole soddisfazioni. È difficile rinunciare alla droga e uscire dalla strada molte volte non implica abbandonare la droga. Spesso per poterne uscire e'importante l'appoggio da parte di persone significative,lo studio,un lavoro,l'amore per i figli...soprattutto la fiducia in se stessi.
"Ma costa, costa tanto lasciare la strada...a volte quando ho dei problemi ho voglia di ritornare in strada, lì non ci sono regole...però poi...no! Devo lottare, perché sono una buona madre e non voglio che i miei figli soffrano quello che ho sofferto io..".
Questi sono alcuni frammenti delle interviste che sto conducendo. Ci conosciamo da poco eppure si aprono raccontandomi la loro vita come se mi conoscessero da sempre...non credo che riuscirò mai a ricompensarle per quello che mi stanno donando e fanno parte della mia vita,stanno rappresentando un grande capitolo della mia vita che credo non avrà mai fine.
Mi sento felice e libera come non mai, più passa il tempo più mi affeziono, ci sono dei ragazzi per i quali provo un affetto grandissimo come se fossero miei fratelli...come Hans e Neri. Non voglio pensare al giorno in cui ritornerò in Italia...voglio continuare a vivere e condividere ogni attimo insieme a loro e ogni piccola cosa,anche la più banale acquista un grande significato.
Questa esperienza?E' uno dei doni più belli che la vita abbia mai potuto farmi...
Serena De Masi
ASSEMBLEA NAZIONALE
Sabato 22 giugno, presso lo SPAZIO COMUNE (via Ostiense 152/b a Roma, metro B St. Garbatella) alle ore 15 si terrà l’ASSEMBLEA NAZIONALE della RETE D’AMICIZIA CON LE RAGAZZE ED I RAGAZZI DI STRADA, Onlus.
Ordine del giorno:
Introduzione di Gerard Lutte Relazione dei
tesisti sulle tematiche della strada
Dibattito con Giulio Girardi: La nostra rete,
parte integrante del movimento di globalizzazione alternativa.Pausa caffè e
dolce
Presentazione dell’attività annuale dei
gruppi e progetti futuri
Approvazione del bilancio consuntivo
Cena sociale
Concerto
Si consiglia di prenotare la cena ed il posto per la notte entro il 5 giugno. Vi aspettiamo numerosi, portate le vostre proposte!