notiziari + notiziario 2001 ottobre

 PER UNA CULTURA DELLA VITA

Se è sincera la compassione per i 6.000 morti di New York si dovrebbe estendere a tutte le persone che muoiono vittime di qualsiasi tipo di violenza in tutte le parti del mondo. Non ci sono vittime di serie A da ricordare, con minuti di silenzio e retorica ipocrita sulla civiltà occidentale, e vittime di serie B di cui nemmeno si parla, come i migliaia assassinati durante il genocidio degli anni '80 in Guatemala, la moltitudine di bambini che muoiono di fame tutti i giorni, le ragazze e i ragazzi di strada, vittime emblematiche del terrorismo globalizzato del profitto e dell'economia neoliberale.

La compassione per tutti i morti dell'umanità deve animarci a lottare affinché tutti le persone possano vivere una vita degna e felice e ad opporci alla violenza e alla morte come soluzioni dei conflitti umani. Il nostro impegno con le ragazze e ragazzi di strada è di costruire una cultura di pace e di vita.

Questi bollettino parla di questo impegno al quale hanno partecipato nove studentesse e studenti che hanno passato le loro vacanze nelle strade del Guatemala.

MI E BASTATO VARCARE LA PORTA DEL MOVIMENTO

Ero partito molto demotivato, persino sulla volontà di continuare a studiare e con pochissima voglia di socializzare con il gruppo degli studenti. Una cosa sola mi spingeva a partire: conoscerli! Non sapevo chi erano effettivamente, dove vivevano e cosa facevano; non sapevo come mi avrebbero accolto, cosa avrei potuto fare per loro e sinceramente anche cosa avrei voluto fare per loro. Perché le mie resistenze erano così alte? Perché temevo in qualche modo quella realtà così dura e triste.

E poi? È bastato varcare la porta del movimento nel nostro primo giorno d'attività che non c'erano più muri difensivi, ma la gentilezza e l'amore con cui i ragazzi/e ci hanno accolto; non c'era più la pesante idea di no"Va bene. vi sono successe e vivete ogni giorno queste ingiustizie atroci, ma ora ci siamo qui noi!" E lo abbiamo detto non da supereroi che pretendono di "salvare" il mondo, ma da persone comuni, umili, spesso fragili e con la coscienza di chi vuol fare qualcosa ma che sa anche di poter sbagliare, di cadere e rialzarsi! L'amicizia che ci hanno dato i ragazzi è qualcosa di memorabile ed in cui io credo. E quando parlo di ciò che loro hanno dato a noi, parlo della parte più importante delle mie emozioni e sensazioni del viaggio in Guatemala, l'aspetto principale della mia testimonianza. Non è retorica, davvero! Sono convinto che, in questi 45 giorni nella terra del Quetzal ho potuto fare solo poco di quello che avrei veramente voluto donare ai miei amici/e di strada ma in cambio ho ricevuto da loro tantissimo.

Mi hanno regalato la forza di vivere e reagire (che è veramente tutto se ad insegnartela è una persona che non ha nessuna ricchezza fuorché questa), il coraggio e la paura (quella vera, che ti toglie il respiro e, se va male, ti toglie la vita intera), l'amore (penso di poter dire quello "vero", perché è un "Adios" da madre a figlia ed è detto nella speranza di un futuro migliore). Mi hanno dato questi tesori senza chiedere nulla in cambio.

La sera, alla fine del lavoro, e per la notte intera, solo con sforzo riuscivo ad immaginare cosa stessero facendo, come stavano, se avevano da mangiare, se sentivano freddo . Se penso a questo anch'io sento freddo, distanza, tra me ed i miei amici/e del Guatemala. Non sono riuscito a buttare giù questo muro, quest'ultima difesa. Ma questa volta non mi faccio bloccare da questo parziale insuccesso anzi, lo trasformerò in un invito a continuare, uno stimolo a migliorare sempre, in questa mia collaborazione con il movimento, in questa amicizia d'oltre oceano.

Il movimento, me lo aspettavo molto più organizzato, con programmi più definiti e stabili e questa mancanza all'inizio mi ha un po' deluso. Ma poi ho capito la cosa più importante e che: anche se vi sono alcune lacune, il movimento c'è, che proprio perché giovane ed in una fase di cambiamento, era importantissimo che gli studenti (che ritengo abbiano lavorato benissimo e con cui mi sono trovato a mio agio anche nella vita fuori delle mura del movimento, come con il responsabile) dessero il proprio contributo e fossero lì in questo momento e non in un altro, quando le cose sarebbero state diverse e magari avremmo trovato un'equipe meglio strutturata nel suo lavoro.

E quando Neri nell'ultimo giorno di attività con occhi seri come non mai, che fissavano e penetravano attraverso i miei dentro di me, quasi per leggermi dentro la verità, mi ha chiesto perché lo facevo: perché ero lì e cosa sentivo nell'aiutare un amic@ di strada; non ho potuto fare altro che rispondergli la verità: sono qui per apprendere da loro, perché mi aiutino a capire, a conoscere le vere Gioie ed i veri Dolori e vivere più degnamente la mia vita, a mantenere sbarrati gli occhi ed alta la guardia sulla drammaticità di questa vita. In cambio gli offro poco, forse, per ciò che sono i loro bisogni primari perché è solo la mia presenza, sempre, il mio impegno ed aiuto costante anche dall'altro continente, la mia semplice e pura Amicizia. E non c'è stato un solo attimo, anche nei momenti più difficili che abbiamo vissuto insieme, che hanno rifiutato la mia Amicizia, anche se sapevamo che il tempo per conoscerci era poco anche se sapevamo che un giorno ci saremmo dovuti salutare.

Dopo di ciò, Neri, convinto, ha fatto per noi studenti un bellissimo disegno ed una poesia sull'amicizia, quella sconfinata, immortale. Un gesto di cuore, giunto dal profondo di una persona che ha conosciuto la vita di strada, che ha trovato in me il mio cuore prima che riuscissi a farlo io, che rimarrà con me per sempre!"

 Giuseppe Fulco

A SANDRA, PICCOLA PRINCIPESSA

Così piccola e già donna / pelle caffè-latte / occhi grandi guardano il vuoto e / sembrano attraversare uno spazio e un tempo che / appartengono solo a te / che parlano di te , della tua storia / della tua voglia di gridare al mondo intero: ESISTO! / Poi chini la testa che scompare avvolta da quel cappuccio di un rosso acceso / accenni un sorriso ed i tuoi occhi incontrano i miei ... / ti ascolto nel silenzio / piccola principessa / percepisco il tuo calore, / la tua forza e la tua fragilità / Vorrei
fermare il tempo / vorrei dirti tante cose / forse è l'emozione ad azzittirmi / forse la consapevolezza che le parole / potrebbero guastare quest'attimo silenzioso che parla da sè . / Guardo il cielo / colorato d'azzurro e / ripenso a te piccola principessa / sento ancora il profumo della tua pelle caffè-latte / i tuoi occhi sono scolpiti nella mia mente ./ risvegli in me il desiderio di libertà e giustizia ./ ...i tuoi sogni ... miei sogni ...tutto mi parla d'Amore .

 MI SENTO CAMBIATA

Sono trascorsi più di dieci giorni dal nostro rientro ... nella testa mi passano tanti pensieri , mi sento cambiata rispetto a prima anche se la confusione è tanta . Ho ancora le immagini dei ragazzi di strada impresse nella mente: le loro risa chiassose mentre si apprestano a preparare la "mesa" , i loro occhi grandi e profondi specchio della loro anima , i loro sorrisi che sembrano disegnare un dolcissimo spicchio di luna .

Ricordo i primi giorni .L'impatto è stato molto forte , non avevo mai visto tanta povertà . Il primo gruppo che sono andata a visitare è stato quello della Terminal .... i ragazzi erano tutti intontiti per via del solvente , alcuni avevano il volto sfregiato , altri dormivano su dei cartoni. Ero molto impressionata e sentivo nel cuore tristezza , paura di non riuscire a comunicare con loro . Annabella mi è stata molto vicino e sono molto soddisfatta del lavoro che abbiamo fatto sulla maternità.

Mi sentivo impreparata ad affrontare determinati argomenti ma poi mi sono resa conto che era soprattutto importante il fatto di essere presente , ascoltarli .... Ho imparato ad ascoltare l'altro senza intervenire... È difficile ascoltare il silenzio . A volte il silenzio deve essere riempito di parole anche superflue perché fa paura, perché ti mette in contatto con il tuo profondo , con la tua solitudine...Sandra era seduta sulla sua coperta alla Terminal , aveva il volto chinato che scompariva avvolto da un cappuccio rosso , guardava il vuoto. Alza lo sguardo , i suoi occhi incontrano i miei ...silenzio tanto silenzio ...attimi intensi che parlavano da sé. Il lavoro riempiva tutti gli spazi della mia giornata ed era difficile trovare il tempo per pensare , solo ora che sono ritornata in Italia inizio a rendermi conto di quello che ho vissuto . Sono cresciuta grazie a loro .... fanno parte di me , sento di amarli , mi mancano molto ... E voglio TORNARE ! ! !

L'ultima notte trascorsa in Guatemala non sono riuscita a dormire. Ero seduta in veranda e guardavo il cielo ... tante le stelle. . Penso a Alonica e a quanto sia stato difficile per lei rinunciare alla sua bambina per salvarle la vita e tutto per amore solo per amore, penso a Mariateresa, a Sandra ,a Oscar , a Bily , a tutti i miei amici della strada ...principesse e principi che nonostante la violenza subita, la droga, la povertà ... hanno tanta voglia di vivere , speranza e sognano, lottano ... ed io anche se per tante cose sono da loro differente mi sento comunque uguale a loro.

 Serena De Masi

UNO STUDENTE ITALIANO IN CARCERE

Durante le manifestazioni contro l'aumento dell'IVA che si sono svolte alla fine di luglio in Guatemala, il governo ha attuato uno scenario simile ma meno cruento di quello di Genova. Bande giovanili vandaliche manipolate dalla polizia, poliziotti in civile che provocano, cariche della polizia, lancio di gas lacrimogeno, spari per aria, arresti indiscriminati. L'Italia di Berlusconi e Fini non è poi tanto differente dal Guatemala di Rios Montt e Portillo: anche lì la violenza poliziesca è la risposta alla protesta sociale. Molti ragazzi stanno in carcere ed il famigerato poliziotto supercowboy Marroquin non gli da pace, li arresta di contino sopo perché sono della strada.

Anche uno dei nostri studenti, Pierpaolo, e stato arrestato mentre tornando dal parco centrale con Camilla, è rimasto intrappolato dalla polizia, picchiato con non troppa violenza. Ripeteva in vano "Sono italiano!, Sono italiano!", il che ha ottenuto la clemenza delle forze dell'ordine: il poliziotto che comandava il reparto ha ordinato ai suoi uomini di non picchiarlo. Nel frattempo Camilla, che si aggrappava a lui gridando "è italiano, è italiano", è stata scaraventata per terra, trattata da "Puta" ed inveita con altri epiteti che per fortuna non ha capitoGli uffici dell'ambasciata erano chiusi e abbiamo dovuto insistere ed arrabbiarci per poter parlare con il console, che promise di fare alcune telefonate, non troppo preoccupato di difendere i valori "occidentali" di democrazia e libertà..

Dopo molti giri nei posti di polizia e in vari tribunali, abbiamo saputo che Pierpaolo era stato condannato, senza aver visto il giudice, a venti giorni di carcere o ad una mullta di 45.000 lire circa, multa che abbiamo pagato subito. Ci era stato detto che alle nove del giorno seguente sarebbe stato liberato. Alle nove di notte eravamo tutti di fronte al carcere ad aspettarlo...

Qualche centinaia di persone erano gia radunate di fronte all'entrata del carcere degli uomini. Abitualmente le liberazioni non iniziano prima di mezza notte ed è pericoloso, soprattutto per le donne, percorrere la strada. Spesso i poliziotti arrestano di nuovo quelli che sono stati liberati, a volte li uccidono e molti preferiscono aspettare il giorno seguente di fronte al carcere stesso.

Per fortuna non piove e la notte è dolce. Parliamo e scherziamo con la gente che come noi aspetta. Una donna ci racconta che è stato arrestato dalla polizia un suo figlio minorenne che stava facendo fotocopie in un negozio dove sono entrati i poliziotti. Il carcere è per adulti, ma molti minorenni vi sono detenuti ugualmente. Alle quattro iniziano finalmente le scarcerazioni dei manifestanti e passanti. Tutti giovani e giovanissimi, dal volto pulito. In Guatemala, come in Italia, essere giovane e protestare è un delitto. Verso le 4 e 20, vediamo apparire il volto sorridente di Pierpaolo. È stato privilegiato: non e stato picchiato perché era italiano, ha avuto un avvocato e gli è stata pagata la cauzione, anche se tiepidamente e prudentemente si e mosso il console italiano. Le ragazze e ragazzi di strada (alcuni di loro sono stati arrestati durante la manifestazione) non hanno questa fortuna, sono indifesi di fronte agli arresti arbitrari e continui. Molti di loro escono, dopo uno o tre mesi di carcere e sono di nuovo arrestati dopo poche ore. Pierpaolo e tutti sono coscienti di questa situazione.

Amara constatazione: i poliziotti guatemaltechi sono stati più civili di quelli italiani, non hanno ucciso nessun giovane, non li hanno picchiati alla cilena. Pero tutte le polizie e tutti gli eserciti si somigliano: strumenti di violenta repressione al servizio del potere. Conclusione della storia: Pierpaolo ha ottenuto una borsa di STUDIO PER FARE LA TESI SULLE CARCERI GUATEMALTECHE

 IL MOVIMENTO SI COSTRUISCE NELLA STRADA

Ora il lavoro di strada si fa soprattutto con piccoli gruppi. I gruppi grandi praticamente sono spariti a causa della violenta repressione della polizia e di sette religiose. della Terminal e della zona 11. Abbiamo iniziato a lavorare nella zona 11 con un gruppo di una trentina di adolescenti che vivono in una casa abbandonata. Vive con loro e li domina un curioso personaggio di una quarantina di anni che chiamano nonno che dà loro da mangiare, fornisce loro la droga, in compenso pretende relazioni con le ragazze e ragazzine....

Il gruppo della Terminal, che si era trasferito in una immensa casa abbandonata della zona 4, è stato espulso dal edificio. Le ragazze ed i ragazzi hanno deciso di scrivere una lettera al governo e hanno chiesto l'appoggio del movimento. Purtroppo già sappiamo che il governo offrirà loro come casa solo il carcere.

Il gruppo della zona 11 comprende membri della famigerata "mara" (gang) dei "Salvatruchas", banda fondata da giovani salvadoregni espulsi dagli Stati Uniti sul modello delle gang statunitensi. Le maras dei Salvatruchas e della diciotto egemonizzano tutte le altre bande giovanili e si sono divisi il territorio della città. Si fanno una guerra senza pietà, anche con armi da fuoco. La polizia e l'esercito utilizzano queste bande facendoli compiere atti vandalici che permettono loro di reprimere violentemente le manifestazioni popolari, alimentando un clima di violenza ed insicurezza che favorisce la repressione ed il controllo dell'opposizione, la sospensione di diritti costituzionali.

La gang dei salvatruchas pratica anche cerimonie sataniche e proprio il gruppo della zona 11, l'anno scorso, ha ammazzato durante un rito satanico una delle loro compagne. Il lavoro di strada e quindi diventato molto pericoloso. Dobbiamo ora affrontare le bande giovanili dei quartieri popolari, altra manifestazione della ribellione dei giovani alla violenta emarginazione che li colpiscono.

 NOTIZIE BREVI NOTIZIE BREVI NOTIZIE BREVI

SCAMBIO CON IL PERU'. René, accompagnante, Lorena, ragazza di strada e Silvia, quetzalita, hanno ricevuto una formazione di un mese nel Manthoc in Perù per studiare come le ragazze e ragazzi dirigono il proprio movimento.

ATTIVITA' PRATICHE. Le ragazze hanno iniziato un seminario di fotografia ed i ragazzi hanno protestato perché trovano che le ragazze sono privilegiate. In parte hanno ragione, ma la difficoltà con loro e che i processi vengono di continuo interrotti perché passano più tempo in carcere che fuori. Questo problema è stato discusso in assemblea e si è deciso di aprire un laboratorio di falegnameria e di serigrafia.

APPOGGIO AI RAGAZZI IN CARCERE. Neri e Lorena sono andati a trovare Hans e Henry in carcere. Non è facile che ragazze e ragazzi di strada vadano a trovare i loro compagni incarcerati, perché spesso non hanno i documenti di identità indispensabili per visitarli, ma anche per una superstizione che vuole che il carcere acchiappa chi si avvicina.

SOLIDARIETA' CON LE COMPAGNE E COMPAGNI DI STRADA. Il gruppo dei ragazzi, dopo avere discusso dei problemi della salute per strada, ha deciso di iniziare una compagna contro i pidocchi. Con secchi d'acqua e shampoo antipidocchi, sono andati a trovare le loro compagne e compagni dei vari gruppi che molto volentieri si sono lasciati lavare i cappelli. Affronteranno in seguito altri problemi. Queste iniziative pratiche rinforzano notevolmente l'identificazione dei giovani con il loro movimento.

L'EQUIPO TECNICO. Il movimento sta compiendo progressi evidenti. Ora il gruppo degli accompagnatori e ormai al completo. Lucy, coordinatrice; René, incaricato della formazione dei ragazzi; Anabela, responsabile di quella delle ragazze; Mayra, incaricata della produzione; Mirna, segretaria del movimento; Maritza la cuoca ed i nuovi: Paty e Juanpablo (espressione e strada) e Mario (alfabetizzazione e scuola elementare). Due fratelli delle scuole cristiane che vivono in una comunità in una baraccopoli e vogliono ritornare allo spirito delle origini, si sono offerti a lavorare con noi per un solo salario.

UN MIRACOLO D'AMORE. Le quetzalitas sono riuscite a convincere una ragazza di strada ad di affidare loro la sua figlia fino a quando sarà in condizione di assicurarle condizioni di vita degne. La· ragazza, piangendo, ha accettato di separarsi dalla figlia. Prova d'amore in strada.

INIZIA LA FASE DI COGESTIONE. Il sabato 25 agosto e domenica 26, i giovani si sono radunati per iniziare a preparare l'assemblea generale del 25 novembre prossimo durante la quale eleggeranno il coordinamento del movimento nove ragazze e ragazzi, rappresentanti delle loro compagne e compagni che gestirà il movimento assieme alle accompagnatrici e accompagnatori. Passiamo alla seconda fase del progetto e ci incamminiamo verso la terza fase, nella quale il movimento dovrebbe essere diretto dalle ragazze e ragazzi. Gli adulti avranno allora solo un ruolo di assistenza.

 MEMORIA DI MARIO

Nella notte del 10 all' 11 agosto, due giovani della strada sono stati ammazzati. Tutt'e due si chiamavano Mario. Il primo era del parco centrale, un ragazzo simpatico, cordiale, che correva al nostro arrivo per salutarci, sempre sorridente.

Era omosessuale, anche travestito. Due assassini in moto gli spararono a morte. Giovane di strada, omosessuale, travestito, tanti motivi buoni per sopprimere una persona in questa società violenta, razzista, maschilista.

Mario, mi ricordo del tuo volto, del tuo sorriso, della tua gentilezza. Eri troppo dolce per vivere in questa società di ladri e criminali. Desideravo vederti entrare nel movimento, ma una volta di più la morte e stata più veloce...

L'altro Mario, soprannominato "el muerto" era della 18a strada. Un veterano della strada, il ricordo che ho di lui è confuso, so solo che era della nostra famiglia, la strada, e che la sua morte ingiusta e barbara non può passare sotto silenzio. In memoria di loro, il nostro impegno contro l'ingiustizia infinita.

 ATTIVITA' PRODUTTIVE

I mezzi privilegiati perr uscire dalla strada sono la formazione scolastica e professionale ed il lavoro. Abbiamo ripreso i corsi di alfabetizzazione e di scuola primaria e tutti quelli che vogliono studiare ricevono una borsa di studio.

Altro passo importante avanti: l'inzio di attività produttive nella casa. Nery, Silvia, Lorena e Sandra hanno cominciato, con entusiasmo e competenza, a fabbricare e vendere dolci. Seguono un giorno alla settimana un corso dove apprendono a fare un tipo di dolci. Poi tre volte alla settimana, di pomeriggio quando è libera la cucina, fanno i dolci. Loro stessi vanno a comprare tutto ciò che è necessario alla produzione, farina, uova, ecc. Poi in modo armonioso, senza alcun attrito, collaborano alla fabbricazione. Puliscono poi con cura la cucina e vanno per strada a vendere i loro prodotti. Si presentano bene e sono deliziosi. Abbiamo degustato cigni riempiti di panna e "fulmini", un dolce riempito di crema e ricoperto di cioccolato, "vol-au-vent" con carne e verdure. Potrebbero vivere di questa attività se riusciamo a svilupparla e a farla diventare regolare e più estesa. La qualità dei prodotti e un'ottima pubblicità.

Appena avremo i mezzi, costruiremo un laboratorio con un forno semi-industriale. Dovremmo anche fra poco iniziare un corso di cucina con la speranza d potere vendere prodotti. Il sogno del nostro amico Giovanni di Treviso si sta realizzando.

Altra attività produttiva che dovrebbe generare introiti per il movimento e permettere ad alcune ragazze di vivere o di migliorare le loro condizioni di vita e la fabbricazione di prodotti artigianali in stoffa, per il momento borse multicolori. Da oggi non compreremo più nulla o quasi al mercato centrale. Avremo naturalmente bisogno di voi per vendere questi prodotti. Incoraggiamo le ragazze a formarsi e a quelle che si impegnano tenteremo i prestare una macchina da cucire affinché possano lavorare in casa. Ad esempio, Ana Maria che fabbrica dieci borse al giorno (migliorerà sicuramente al produttività), dovrebbe guadagnare il doppio del salario di fame che riceveva in una "maquila", lavorando un terzo di meno e rimanendo in casa per potere accudire ai sui tre figlioli. Molte quetzalitas si impegnano in questa attività e tentano di coinvolgere ragazze e anche ragazzi di strada.

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Puoi partecipare con un lavoro volontario, con un contributo finanziario, con una borsa di studio (100.000 lire al mese), con metà di una borsa o quanto puoi.

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Le entrate di quest'anno a questa data sono inferiori a quelle dell'anno passato.Rovesciamo insieme questa tendenza alla recessione! Per informazioni: 0655285543, 0633624953, 068607210, quetzalitas@tin.it, manilita@libero