lettere  +  2008 giugno 7 - il senso della solidarietà oggi

Care amiche e amici delle ragazze e dei ragazzi di strada,

fra un mese ripartirò per il Guatemala dove spero, salute permettendo, si rimanere per sei mesi. Prima di partire volevo condividere con voi alcune riflessioni sulla situazione attuale e il significato della nostra amicizia con le ragazze e i ragazzi lontani e darvi alcune notizie.

Stiamo vivendo la fase finale del capitalismo?

Ci sono autori che affermano che dopo aver assistito  all’implosione del sistema comunista vedremo anche la fine del capitalismo. Me lo auguro ma non ne sono certo, è vero che il capitalismo globalizzato  si manifesta oggi in tutta la sua crudeltà e pericolosità  e un numero crescente di persone rimettono in questione la globalizzazione neoliberista  che minaccia l’esistenza stessa dell’umanità e del nostro pianeta. Oggi l’speculazioni bancarie, l’aumento inarrestabile e speculativo del prezzo del petrolio e degli alimenti si traducono in una povertà e una insicurezza crescenti, non solo nel terzo mondo ma anche nelle classi popolari e medie dei paesi occidentali. Molte famiglie  non riescono ad arrivare a fine mese, alle volte neanche con due stipendi, la miseria e anche la fame stanno aumentando in Europa. Un numero crescente di persone tentano di trovare da noi una possibilità di vivere che non trovano più nei loro paesi devastati dalla globalizzazione capitalistica.

Questo pericolo mortale che pesa sull’umanità dovrebbe favorire una riscossa a livello mondiale per rovesciare il potere devastante dei padroni del Mondo. Invece, assistiamo a reazioni di paura e di egoismo che non rimettono in causa il sistema dominate, ma creano solo divisione e guerre tra  poveri. Gli uomini politici di tutti i colori non propongono programmi di solidarietà  mondiale, ma incoraggiano le reazioni di paura e di egoismo. Si giunge persino a proposte ignobili  di trattare gli emigrati clandestini come  delinquenti. La povertà è già un delitto punito dalla morte poiché nel mondo di oggi, 35.000 persone muoiono di fame. Essere giovane è un delitto, puniti di morte  da gruppi paramilitari in Guatemala; da noi le pene sono più miti: la disoccupazione, l’impossibilità di avere una casa e di formare una famigli, la disperazione, il consumismo, la droga.

Un popolo intero, quello dei Rom, è criminalizzato. Ancora non li rinchiudiamo in campi di sterminio. Anche i nazisti hanno cominciato la persecuzione contro gli ebrei, gli omosessuali e gli zingari, con una certa prudenza, ma sappiamo dove ha portato il cammino che avevano intrapreso.

Di fronte a questa situazione, noi di Amistrada non possiamo rimanere indifferenti o silenziosi. Dobbiamo sentirci iracheni, bambini di strada, rom, clandestini. Perchè facciamo parte dell’umanità e nulla di ciò che è umano può esserci indifferente. Il nostro pianeta è come un grande Titanic che sta per affondare. Ci posassimo illudere di sopravvivere perchè stiamo a piani superiori ma la nostra sorte  è indissolubilmente legata alla sorte di tutti i poveri del mondo, dei popoli del Terzo Mondo, dei clandestino, degli zingari e dei bambini di strada. Il nostro destino non ci può separare da quello della nostra Madre Terra.

 Al progetto di morte del capitalismo internazionale, alle reazioni del egoismo tribale che lo assecondano, dobbiamo porre un progetto d’amicizia che è un progetto di condivisione. Abbiamo sempre di meno, ma condividiamo il meno che abbiamo con i più poveri perché solo così assicuriamo la nostra stessa sopravivenza.

In Guatemala

Anche in Guatemala i poveri soffrono della speculazione che arricchisce i potenti del mondo e del proprio paese. E la violenza aumenta, in particolare contro i giovani di strada perché il sindaco della capitale vuole ripulire la città e cacciare via i gruppi di strada dal centro storico. Per molto giovani il Mojoca è l’unica speranza che a loro rimane: le nostre case sono piene: 25 ragazze e bambini nella casa 8 di Marzo, quasi 20 in quella dei ragazzi, circa 150 bambine, bambini e giovani stanno studiando, un numero crescente va a vivere in una camera e tenta di sopravvivere in modo dignitoso.

Il Mojoca è sempre più conosciuto a livello internazionale perché un movimento autogestito caratterizzato dall’amicizia liberatrice. Solo in questo anno siamo stati invitati a otto incontri internazionali: in Guatemala, Belgio e Itali, El Salvador, Perù e Bolivia.

In Guatemala partecipiamo a incontri con rappresentanti del comune della capitale. A un recente incontro il sindaco diceva che il suo compito era di ripulire le strade e non di occuparsi  delle bambine, bambini e giovani di strada. Al rappresentante del Mojoca che gli diceva che i poliziotti buttavano acqua fredda sulle ragazze e i ragazzi che dormivano sui marciapiedi della capitale rispose: “ E voi pensate che noi possiamo sprecare l’acqua in tal modo l’acqua che  ci costa tanto in quel modo.” Girava tutto in derisione, però almeno si è reso conto che le ragazze e i ragazzi non sono soli.

Ogni settimana ho la possibilità di parlare e di vedere con Skype le ragazze i bambini della otto di marzo, purtroppo nella casa dei ragazzi per problemi tecnici non siamo ancoro riusciti a installare internet. Posso costatare quanto siano felici queste ragazze e le loro figlie e figli, alcuni dico persino che si sentono in un paradiso. Ho parlato con Monica che era tutta contenta per aver trovato nella casa otto di marzo un rifugio per lei e il suo bambino di due anni che il suo compagno voleva vendere, lei si è ribellata ha denunciato il delinquente è ha trovato protezione nella casa otto di marzo. Poi ce Natali, una ragazza di 20anni che s’impegna con il Mojoca per recuperare la figlia che le è stata tolta. Ce anche Erica 21 anni e due figli che qualche mese fa mi chiedeva fino a quale età si poteva rimanere nella casa, io le risposi che abitualmente era possibile fino hai 28 anni. Lei tutta contenta: “Allora ho sette anni da vivere qui!”. Ora era tutta felice di dirmi che fra qualche settimana andava a vivere con i suoi figli e il suo compagno in una abitazione affittata. Abitualmente le parlo delle attività che noi facciamo del numero delle ragazze e dei ragazzi dei quali noi ci occupiamo, ma l’esenziale è altrove e la maturazione progressiva, la coscientizzazione, la responsabilizzazione di ogni ragazza e di ogni ragazzo il Mojoca è un gruppo di persone ed è ognuna di  queste persone in particolare, con la sua storia, il suo volto, il suo nome, i suoi sogni. E Glenda che ha capito cosa è il movimento in un incontro rispose ad una persona che le aveva chiesto se la repressione toccava il Mojoca: “Certo perché le ragazze e i ragazzi di strada sono il Mojoca”.

Tutta questa primavera di fiori e di profumi è  stata possibile perchè voi, care amiche ed amici del Mojoca avete voluto condividere con loro ciò che avete e ciò che siete. La speranza  per l’umanità e per la nostra terra la vedo nella solidarietà che cresce dal basso. Se amiamo la storia non è finita, i potenti del mondo non avranno l’ultima parola.

Gerardo

Ps. 

Per l’emergenza scuola in cinque mesi abbiamo raccolto più della metà dei soldi necessari. Per il finanziamento del Mojoca abbiamo già raccolto la terza parte di ciò che abbiamo promesso.

Approfittiamo di questo ultimo mese per diffondere il più possibile la proposta del 5X1000 che non richiede nessun sacrificio economico, solo una firma e un codice sulla dichiarazione dei redditi.