lettere + 2008 gennaio 31, Roma - Gerardo

Care amiche e cari amici delle ragazze e dei ragazzi di strada,

 

La sottoscrizione straordinaria per la ricostruzione di due edifici del centro educativo del Movimento dei Giovani di Strada è iniziata nel migliore dei modi. Abbiamo infatti ricevuto una quota di 5 mila Euro, non da una istituzione o da una banca, ma da un sacerdote povero che condivide con i più poveri della sua città del Nord d'Italia, con le persone dimesse dalle istituzioni psichiatriche, con gli alcolizzati, i senza fissa dimora. E' anche attivamente impegnato a lavorare nel carcere della sua città.

 

Questa manifestazione di amicizia sincera e di solidarietà tra i poveri del Primo e del Terzo Mondo che cercano una società più giusta e rispettosa delle persone umane, è di buon auspicio e mi dà la certezza che riusciremo a finanziare la ricostruzione della casa senza diminuire il nostro appoggio alle attività quotidiane del Mojoca.

 

Molte persone dei vari gruppi si stanno muovendo e prendono iniziative e poi ci sono gesti inattesi come di quel medico specialista venuto alle dieci di notte a casa mia, che non ha voluto essere pagato e ha devoluto il suo onorario a favore del Mojoca. Anche persone che conoscevano Amistrada e il Mojoca e che finora non avevano partecipato al finanziamento, decidono di farlo per questa circostanza straordinaria.

 

Mani Tese che da anni partecipa al finanziamento alla scuola del Mojoca, ha introdotto una domanda presso una impresa che finanzia costruzioni nel Terzo Mondo e la Tavola Valdese ha promesso un contributo dal fondo delle emergenze. Vi invito quando riempite il vostro modulo delle tasse, ad indicare la Tavola Valdese come destinataria dell'8 per mille.

 

Sono quotidianamente in contatto tramite il corriere elettronico e telefonate con skype, con il Mojoca e con le ragazze dell'8 di marzo e ricevo notizie incoraggianti, altre tristi e preoccupanti.

La violenza delle bande giovanili dei quartieri periferici collegate spesso con i narcotrafficanti e con elementi sviati della polizia e dell'esercito, è in continuo aumento. Dominano quartieri interi come quello del Limón dove ho vissuto per dieci anni durante i miei soggiorni in Guatemala, ospite del mio caro amico, don Piero Nota. Piero ha dovuto fuggire con le cinque persone della famiglia che vivevano con lui. Esigevano un pizzo per rimanere e volevano mettere fine al lavoro che faceva Mario, aiutante di Piero, per prevenire che i giovani cascassero nelle mani del crimine organizzato, offrendo loro istruzione e un posto di lavoro. Da vigliacchi che sono, rivolgono sempre le minacce ai bambini, arrivando persino ad attaccare la casa. Con intimidazioni telefoniche anonime, annunciavano che avrebbero ammazzato i bambini. Nella zona del Limón, molte persone impegnate nel lavoro sociale, sono state costrette a fuggire per mettere a salvo le loro famiglie. Anche l'istruttore di pasticceria che lavora con noi, ha dovuto abbandonare il forno per mettersi al riparo con la famiglia in un altro quartiere.

 

Questa violenza non risparmia i lavoratori del Mojoca. Hanno richiesto a una giovane donna, uscita dalla strada, la metà del suo salario per continuare a vivere nella casetta che aveva costruito con tanti sacrifici, altrimenti avrebbero ammazzato i suoi figli. Ad un'altra hanno ricordato che anche le bambine piccole possono essere violate. Finora non hanno ancora chiesto nulla nelle case del Mojoca, ma la situazione è tale che ho deciso di rinforzare molto la sicurezza delle case di abitazione.

 

In questo clima di violenza, di cultura della morte congeniale all'economia di mercato, continua a crescere la speranza che si chiama Mojoca. In quest'anno, sessantacinque ragazze e ragazzi si sono iscritti a scuole esterne mentre più di 80 figli e figlie delle Quetzalitas frequentano la scuola materna o elementari. Abbiamo già 25 allievi nella nostra scuola interna, fin dalla prima settimana. Pochis e Kenia, incaricati dell'alfabetizzazione in strada, fanno un eccellente lavoro e convincono molte ragazze e ragazzi a frequentare ogni giorno la scuola. Da quest'anno abbiamo due maestre diplomate e abbiamo già iniziato le trattative con il Ministero della Pubblica Istruzione per essere riconosciuti fin dal prossimo anno come scuola privata. Nell'alfabetizzazione di strada continueremo ad appoggiarci a Conalfa che ci permette il riconoscimento con diplomi ufficiali.  

 

Lucrecia, la nuova amministratrice, con l'appoggio del comitato di gestione e dei lavoratori, ha organizzato il trasloco efficiente e rapido di tutte le attrezzature del centro educativo, nelle case delle ragazze e dei ragazzi e le attività si svolgono ora regolarmente. Tutti i laboratori di formazione professionale funzionano ad eccezione del laboratorio di pasticceria che dovrà aspettare qualche giorno a causa della trasformazione del garage.

 

Quest'anno diamo una speciale importanza all'inserimento lavorativo. Sono già state create varie micro-imprese: Mayra sta per iniziare un "comedor" (piccolo ristorante economico), Luvy, Maria Antonieta e Guadalupe, hanno aperto punti di vendita di pannolini, gelati e altri prodotti, che permette a loro e le proprie famiglie di vivere. Maria Elena e quattro ragazzi della casa degli amici, lavorano da 15 giorni in una fabbrica di prodotti plastici. Nella fase di apprendimento sono pagati a cottimo e dopo potranno avere un contratto regolare in quella o in un'altra fabbrica. Quest'ultima iniziativa è stata presa in collaborazione con l'ente governativo "Benessere sociale" che dipende dalla moglie del presidente della Repubblica.

 

Purtroppo, ci sono anche notizie tristi. Circa dieci giorni fa è morta, probabilmente per un eccessivo consumo di droga, Marielos. Nel 2002 era uscita dalla strada ed era rientrata a vivere con la madre. Aveva fatto studi di assistente infermiera e cominciava a lavorare in quel settore. Aveva una figlia piccola ma si è lasciata prendere dalla strada e dalla droga. Marielos era una giovane donna irrequieta che cercava disperatamente la felicità. Spero che l'abbia trovata ora ma ci manca tremendamente.

 

Abbiamo ancora tanto da fare, tanto da imparare per essere più attenti alle sofferenze di ogni persona, per evitare queste morti assurde. Abbiamo ancora tanto da fare per cambiare una società che produce morte.

 

Da quest'anno diamo anche una importanza fondamentale all'educazione socio-politica e partecipiamo a iniziative con altre organizzazioni allo scopo di spingere il governo e le autorità comunali, a cercare soluzioni costruttive e non repressive ai tanti problemi che incontrano i giovani di questo paese.

 

Care amiche e cari amici, la situazione sociale e politica si sta deteriorando nel mondo intero, anche in Italia. Le immondizie che stanno sommergendo una delle regioni più belle d'Italia, sono la metafora dell'immondizia morale che sommerge il nostro pianeta, della povertà crescente delle grandi masse popolari. Due soluzioni si offrono a noi: rinchiudersi nel nostro egoismo personale o familiare o di piccoli gruppi, o condividere con gli altri. La prima soluzione a lunga scadenza, non è che un suicidio perché è solo condividendo con gli altri che possiamo salvare noi stessi. Gli altri sono noi stessi. E' questa la scelta di vita di Amistrada, è questo l'esempio che ci dà quella persona di cui parlavo all'inizio di questa lettera. Finché c'è condivisone e solidarietà, c'è speranza di un presente e di un futuro migliore.

 

Vi abbraccio con affetto, Gerardo

p.s. per gli interessati inviamo un allegato con la descrizione dettagliata dei lavori di ristrutturazione