lettere + Settembre 2007 - Nora

Care amiche e amici della Rete di Amicizia con le ragazze e i ragazzi di strada,

Vi scrivo dal Nicaragua, mio paese natale, dove sono dalla fine di giugno dopo un lungo soggiorno in Guatemala. Spero rientrare presto in Italia. Il Nicaragua mi ricorda il Guatemala per il senso della vita quotidiana che, spesso, coincide con la ricerca dell’essenzialità delle cose. Da questi parti si impara più facilmente a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è superfluo e credo che l’esperienza che ho vissuto durante i quattro mesi di lavoro e di condivisione con il Mojoca, è stata per me una grande lezione.

La vita in Città del Guatemala è molto dura. Il clima di violenza, oltre che di smog,  si respira ad ogni momento e questo spesso crea un senso di paura e di diffidenza, perché è tutto incerto, imprevedibile. Oggi ci siamo, domani non si sa. Frase  ancora più reale in chi vive in un clima di emarginazione, di disciminazione o di violazione dei diritti fondamentali. Le ragazze e i ragazzi di strada fanno parte di questa realtà.

Ciò nonostante, quello che sorprende nella vita quotidiana del Movimento, è che anche se si ha pianto per la scomparsa di qualche compagna o compagno, spesso morti in modo violento, la vita continua. Le ragazze e i ragazzi continuano a sorridere per il solo fatto di continuare ad esistere e questo fa che  siano molto solidali tra loro, come se si fosse tra compagni o fratelli di sopravvivenza.

Il Movimento però mira oltre: non basta sopravvivere, è importante vivere. Prendere consapevolezza del diritto a vivere è un atto etico e pedagogico. Etico perché è parlare dei diritti fondamentali di ognuna ed ognuno ad essere rispettati, tutelati, garantiti. Pedagogico, perché tutta la filosofia del Movimento parte proprio da lì , dalla pedagogia della liberazione e dell’amicizia liberatrice. Si insiste molto per la formazione e per l’educazione delle ragazze e dei ragazzi, consapevoli che per combattere lo sfruttamento è importante combattere l’analfabetismo e l’ignoranza.

Non è facile raggiungere questi scopi perché spesso è andare contro una cultura fatalista, centenaria,  che mira solo alla sopravvivenza senza avere una progettualità nel futuro. Questo è uno degli aspetti più negativi della cultura fatalista: il non vedere oltre. Per questo, la grande sfida che ora ha il Movimento, è consolidare questo senso di futuro e di progettualità ,  di costruzione di sogni che si possono realizzare. Ma questo non è facile perché per i tanti condizionamenti culturali e sociali, è più facile abbandonare tutto. Costruire il futuro esige sacrificio, impegno, perseveranza.

E’ questo senso di futuro da costruire, che ci accomuna nella nostre storie personali magari così diverse tra primo e terzo mondo. Se anche noi non credessimo che sì, è possibile immaginarsi un mondo diverso, probabilmente non avremmo fatto parte di questa Rete di Amicizia che esiste perché vuole scommetere perché c’è un oltre, ora in fase di costruzione, ma che si arriverà. Ed è così che la loro storia, diventa anche la nostra storia.

Nora

Managua, settembre 2007