Amistrada onlus

Las quetzalitas

Settembre 2009

 

SOMMARIO

E' uscita la 3° edizione del libro "PRINCIPESSE E SOGNATORI NELLE STRADE IN GUATEMALA E IL LORO MOVIMENTO AUTOGESTITO IL MOJOCA"

 

Dopo molto tempo torna il Bollettino

 

Cari/e lettori e lettrici

È passato molto,troppo tempo dall’ultimo numero del Bollettino di Amistrada che ricevete normalmente. Ci scusiamo di questo lungo silenzio, dovuto solo in piccola parte a noi (tempi lunghi di redazione), ma, in questo caso particolare, ad una spiacevole situazione di cui non abbiamo responsabilità. Infatti dopo aver consegnato in tipografia l’ultimo numero abbiamo atteso con fiducia che esso arrivasse a destinazione; ma ciò non è successo. Abbiamo, allora, interpellato i responsabili della stampa, ma il risultato è stato lo stesso. Abbiamo, poi, scoperto che la tipografia non esisteva più (non ne conosciamo i motivi), ma che nessuno si era preso la responsabilità di comunicarcelo! Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo trovato un’altra soluzione che dovrebbe rivelarsi migliore e più funzionale, visto anche che si tratta di amici di Amistrada.

Nel frattempo il mondo è andato avanti e, come sapete, abbiamo tenuto le nostre due assemblee nazionali, la scuola del Mojoca ha riaperto i battenti in locali rinnovati e più confortevoli,

 

 

Gerardo è tornato dal Guatemala (ma da metà luglio è di nuovo lì) e tante cose sono successe, belle e tristi, nella vita di Amistrada e del Mojoca di cui vi diamo conto in questo numero, che cercheremo di fare più bello e più interessante per riprendere la comunicazione interrotta con voi con maggiore slancio. Vi chiediamo di sostenerci in questo sforzo con consigli, critiche e proposte collaborative.

Vi riproporremo in questo numero qualche articolo che doveva far parte del bollettino mai uscito (ma consultabile nel nostro sito), che ci sembra particolarmente significativo della vita e dei progressi del Mojoca.

 

Vita violenta

 

Viveva anche lei nella strada… Ha ventun’anni e due figli. L’ho conosciuta 11 anni fa, in uno dei posti più squallidi dove si trovano bambine e bambini di strada. Un posto così pericoloso che le educatrici del Mojoca non ci andavano perché avrebbero potuto essere stuprate, un posto di spaccio di droghe, di prostituzione, di assassini. L’ho incontrata che già era buio, mi ha teso le braccia, ha appoggiato la testa sulla mia spalla e ha fatto finta di dormire per rimanere con me. Avrei voluto portarla con me nella pensione dove vivevo con alcune studentesse di Roma, ma era impossibile. L’ho rivista. Le ho comprato la bambola che chiedeva. Aveva capito subito che non ero come gli uomini che abusavano di lei e con le botte la obbligavano ad andare con bestie umane. Ho tentato invano di farla entrare in una istituzione. L’ho rivista negli anni successivi e ogni volta mi chiedeva una bambola. Poi si è messa insieme ad un uomo più grande di lei, ha avuto due bambini.

 

 

Grazie al Mojoca ha iniziato a studiare con ottimi risultati, ora sta per finire la scuola secondaria. Si è resa indipendente con una piccola attività artigianale. Tutto andava per il verso giusto, non senza difficoltà riusciva a sopravvivere e a educare i figli. Di un colpo si è trovata nella tormenta. All’uomo che era il suo fidanzato, una banda criminale ha chiesto un pizzo di ventimila quetzales. Il salario minimo vale poco più di 1.500. A lei è stato ordinato d visitare in carcere altri membri della banda per permettere loro di sfogare i loro istinti bestiali. Lei ora si rinchiude in casa, non lavora piiù, vive nel terrore di una “visita”, ossia un’irruzione violenta, di uno stupro di gruppo, di torture, anche di morte.

E’ questa la sorte di molte donne in Guatemala.

Gérard Lutte

 

FAME E MISERIA INFINITA IN GUATEMALA

 

Gerardo ci ha inviato questa tabella, a titolo di esempio, per farci capire quanto la vita sia aumentata in Guatemala negli ultimi anni. 

 

                 Prodotto                                 dicembre 2007             luglio 2008                 aumento                   

 

                 1 panino                                         0,20 Quetzales             0,50 Q                     150%

                 1 kg di riso                                     4,40 Q                         9,90 Q                     125%

                 2,27 kg di latte (in polvere)           95,00 Q                     170,00 Q                       79%

                 1 tortilla                                          0,20 Q                         0,33 Q                       65%

                 1 Kg di carne                                33,00 Q                       44,00 Q                       33%

                 30 uova                                        20,00 Q                       27,50 Q                       35%

                 1 kg di fagioli                                  6,60 Q                       16,50 Q                      150%

                 1 kg di zucchero                             2,86 Q                         4,59 Q                        58%

 

Già prima della speculazione, che ha portato alla crescita incontrollata del prezzo dei generi alimentari, molte famiglie guatemalteche vivevano nella miseria e alcune morivano di fame. Le conseguenze disastrose di questa situazione, che si manifestano molto più nelle campagne che in città, colpiscono duramente le ragazze e i ragazzi di strada. Anche nel Mojoca è necessario stare molto attenti perché con le risorse preventivate per il 2008 è molto difficile arrivare a fine mese. Spesso per settimane nel Mojoca si mangiano solo tortillas, perché il prezzo del pane è aumentato in modo vertiginoso. E’ aumentato anche il gas e, a volte, alla fine della terza settimana non c’è più gas per la cucina e per le docce.

 

Il Guatemala a Roma

 

Laura GIARRUSSO

 

Ponte Mammolo/Togliatti- 17 aprile 2009

Siamo arrivati verso le 10.00 e abbiamo aspettato gli altri operatori affinché ci potessero mostrare la zona in cui, tra qualche tempo, inizieremo a lavorare anche noi con loro per rendere più dinamica ed itinerante la nostra unità di strada, ma soprattutto per esserci dove c'è più bisogno.

Una ragazza ci ha accompagnato lungo una stradina di fango, che scendeva dove  strada e  macchine spariscono ed inizia quello che istintivamente ho chiamato "il Guatemala di Roma".

Baracche, lenzuola per terra, oggetti e cartoni insieme a escrementi, fango, spazzatura, fiumi di acqua putrida e pipì e poi siringhe...tante carte di siringhe e tantissime siringhe usate, scartate, insanguinate e poi...abbandonate.

 

Tor Bella Monaca

E' già da tre mesi che lavoro in strada, a Tor Bella Monaca, dove cerchiamo di limitare i danni che la tossicodipendenza può produrre, fornendo a chi si avvicina alla nostra macchina siringhe sterili, acqua bidistillata, salviettine disinfettanti, preservativi e un po' di te caldo d'inverno e freddo d'estate. Soprattutto siamo lì per ascoltare i ragazzi e le ragazze, per far sentire loro che li riconosciamo prima di tutto come persone, che non li etichettiamo come "tossici" e che possiamo aiutarli a rischiare il meno possibile, riducendo i danni che la tossicodipendenza potenzialmente può procurare. Partecipiamo, in collaborazione con altre associazioni , che operano come unità di strada in quella zona, alle bonifiche periodiche, pulendo tutto il parco circostante da cartacce e siringhe usate.

 

Ogni tanto anche l'Ama fa delle bonifiche...con alcuni dei suoi impiegati che, mentre raccolgono con le pinze le siringhe da terra , dicono: "per me dovrebbero morì tutti sti stronzi drogati, sò ladri, io li sterminerei e così se risolve er problema...".

I “contatti” più frequenti, le persone che vengono più spesso, si fermano a chiacchierare con noi, ci raccontano le loro storie, ci spiegano cosa li ha portati alla droga o semplicemente ci parlano della loro vita attuale, della loro salute, della loro famiglia e del lavoro...o della mancanza di un lavoro. Stiamo lì ad ascoltare, a far sentir loro che sono importanti, che anche nelle procedure che la loro malattia li obbliga a fare possono proteggersi, perchè la loro vita è preziosa e va difesa. Li informiamo su tutte le malattie infettive, sui rischi che possono correre se non prestano attenzione durante l'iniezione di una dose, così come nello stile di vita più in generale. Siamo esenti da ogni giudizio, da ogni tipo di discorso moralista/perbenista/religioso, etc... Loro sanno cos'è la droga molto meglio di noi e informarli sul fatto che sia pericolosa o che possa portare alla morte suonerebbe quasi ridicolo, mentre dargli indicazioni per ridurre il più possibile i comportamenti a rischio li illumina su molte cose che non sanno e li induce a vederci come qualcuno che tiene alla loro salute, non che gli vieta qualcosa o li condanna per la loro dipendenza.

 

 

Molti sono cresciuti per strada, sin da bambini, e lì hanno imparato a vivere con piccoli furtarelli prima, con spaccio ed uso di droghe poi...fino all'abuso di alcool, pasticche, cocaina, eroina, etc....

Accanto a chi è cresciuto per strada viene a chiedere le siringhe pure chi invece ha sempre vissuto in una situazione economica più che agiata, chi ha un buon lavoro, moglie, figli, ed anche tanti giovanissimi/e che hanno iniziato in adolescenza.

La tossicodipendenza può essere un sintomo di una disfunzionalità all'interno del nucleo familiare o una richiesta di ascolto ed aiuto in una società in cui non ci si sente rispecchiati e rispettati, o una patologia cronica vera e propria; queste e tante altre cose possono star dietro alle loro storie. Ogni storia è diversa ed ognuno di loro ha dentro di sè dei bisogni che la droga ha saputo soddisfare velocemente e senza troppa fatica. La sofferenza è tanta, li accomuna, ma anche le loro potenzialità, l'astuzia di alcuni, le capacità artistiche di altri, la voglia di uscirne di pochi...tanto c'è da prendere ed apprendere dalle loro storie.

 

Ponte Mammolo/Togliatti

"Tor Bella Monaca è un hotel a 5 stelle..." commentammo scherzando con gli altri operatori al ritorno da Ponte Mammolo. Forse il conoscere un luogo meglio di un altro te lo fa vedere con occhi diversi, ma di certo la realtà che abbiamo trovato sotto il ciglio di una strada percorsa ogni giorno da migliaia di macchine, è triste e vergognosa.

E' vergognoso che l'Ama dica che quel territorio non è di sua competenza e non faccia quindi nessun tipo di pulizia, nessuna bonifica periodica perchè è di proprietà della "Autostrade Italia s.p.a". Anche il proprietario di quel tratto di strada, Benetton, non si cura di chi vive sotto l'autostrada, ma solo di chi ci cammina sopra e quindi paga per percorrerla...

 

Piccole cooperative come la nostra ed altre provano ad essere presenti su questo territorio*  facendo ciò che si può, soprattutto tenendo compagnia agli utenti che in questa zona sono quasi tutti senza fissa dimora, ed alcuni di etnia Rom, quindi ancora più emarginati e discriminati.  

 Questo clima di discriminazione, emarginazione, sporcizia e degrado mi ha fatto tornare in mente i miei amici e le mie amiche del Guatemala, i ragazzi che mi hanno insegnato quanto è importante riconoscere la dignità di una persona prima di tutto e quanti valori positivi e nobili sono presenti in strada.

La solidarietà tra gli ultimi potrebbe costruire un ponte tra Italia e Guatemala

e forse tutti noi potremmo affacciarci ogni tanto, dalle strade che percorriamo, sfrecciando con le nostre macchine e scoprire il mondo che c'è sotto e che alcuni in alto non ci vogliono far vedere, per non farci allarmare, dicono, perchè è scomodo ed inutile occuparsene, pensano.

Mi ricorda molto, troppo la "pulizia sociale" del Guatemala, e sapere che ci sono ragazze e ragazzi che non si arrendono a queste politiche governative e che prendono per mano i loro compagni/e di strada mi fa sperare che anche qui la gente di strada possa alzare la testa con dignità ed aiutarsi e farsi aiutare reciprocamente.

Un piccolo esempio di ciò avviene già con un'altra unità di strada di una fondazione, dove gli operatori sono quasi tutti ex-tossicodipendenti, gente che ha vissuto in strada e che sa come aiutare chi ancora non ne è uscito.

La solidarietà tra gli ultimi è una delle cose che più riesce a commuovermi e ad animarmi nel mio lavoro di oggi e spero che continuerà a farlo sempre, anche nel lavoro di un domani come psicologa-psicoterapeuta o qualunque altra cosa, insomma nella mia vita.

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* Ponte Mammolo, sotto il ponte della Togliatti subito prima dell'imbocco dell'autostrada

 

Gabriella Matteuzzi e Manolo Gutierrez

ci hanno lasciato

 

Vogliamo ricordarli nelle pagine di questo bollettino con due brevi testimonianze rispettivamente di Remo Marcone e di Gérard Lutte.

 

In memoria di Gabriella

Gabriella Matteuzzi ci ha lasciato. Ha combattuto fino alla fine la sua battaglia contro la grave malattia che l'aveva colpita anni fa e che la faceva soffrire moltissimo.

Ci siamo incontrati un paio di volte ed abbiamo parlato a lungo, nella sua bella casa sulla strada per Fiesole.

Parlammo del Mojoca e di Amistrada, delle ragazze e dei ragazzi di strada del Guatemala, dello "stile di lavoro" di Amistrada e di altre associazioni di solidarietà.

Ci raccontò della sua malattia e della sua vita precedente e dei suoi progetti per il futuro.

Un futuro che per lei sarebbe stato breve, ma nel quale hanno trovato posto  " i futuri" di tanti giovani di strada del Guatemala e di altri paesi. Gabriella aveva, infatti, deciso che quelli sarebbero stati i suoi eredi e ad essi avrebbe lasciato parte del suo patrimonio.

Amistrada sarà  il tramite di questa donazione, di questo generoso gesto di amicizia.

 

Cara Gabriella ora, forse, senza quei terribili dolori che ti impedivano di muoverti, potrai ricominciare a camminare, come ti piaceva fare, sui sentieri di montagna.

Sappiamo che da lassù guardando verso le strade del mondo sorriderai, con pudore, vedendo i bambini e i giovani di strada del Guatemala contenti di avere un'altra amica fiorentina dalla loro parte.

Grazie Gabriella e buon cammino.

Remo Marcone

 

All’amico Manolo

Avevo conosciuto Manolo nel ’58 quando fui chiamato ad insegnare all’Università Salesiana dove mi aveva preceduto da qualche anno: nacque subito tra noi un’amicizia che si è sviluppata e approfondita per mezzo secolo al punto che ci sentivamo non solo amici, compagni, ma anche fratelli.

Negli anni ’60, facevamo parte del “gruppo dei manco venti” assieme a Giulio Girardi, Bruno Bellerate, Ramos Regidor e persino Tarcisio Bertone, attuale ministro degli Esteri del Vaticano. Questo gruppo, che elaborava proposte per il rinnovamento dell’università e della congregazione salesiana, fu presto ridotto al silenzio e disperso.

Le nostre vie si sono separate anche se rimanevamo in contatto. Si sono riavvicinate alla fine degli anni ’90, grazie a Loretta, amica e poi sposa di Manolo.

In questo periodo, ho visto Manolo felice come mai era stato, soprattutto quando dal loro amore è nata una figlia splendida, Giorgia.

Manolo era una persona colta, un ottimo psicoterapeuta che ha aiutato centinaia di persone a liberarsi da problemi e angosce. Era riservato, attento, di una squisita delicatezza. Era un amico vero, fedele, sul quale si poteva contare.

Si stava bene in sua compagnia, bevendo un bicchier di vino o un “Carlos primero” cresciuto nella sua Andalusia natale.

Appoggiava il Mojoca, seguiva con attenzione la sua evoluzione.

Con Loretta ha ricevuto in casa Mayra, poi Lorena e ultimamente Maria Elena e Kenia, che si ricordano dell’affettuosa accoglienza ricevuta.

Manolo, continui a vivere nel Cuore della Strada.

Gerard Lutte

 

La Casa dell’Amicizia torna a vivere dopo il restauro

 

Adriana CANCELLIERI

 

Il 31 gennaio 2009 è stata reinaugurata la casa dell’Amicizia dopo il restauro reso necessario dal degrado che ormai rendeva pericoloso viverci.

Il restauro ha richiesto molto impegno anche perché, essendo la casa un immobile storico, situato nel centro di città del Guatemala, è stato necessario seguire particolari iter burocratici e specifiche tecniche di ricostruzione. Ci sono voluti molti mesi di lavoro affinché  la casa, più bella e salubre, potesse tornare ad essere il consueto luogo di incontro, di studio, di lavoro, di confronto, di partecipazione e di elaborazione.

Il Mojoca è quindi reduce da un periodo straordinario, fatto di lavoro intenso e di grandi responsabilità.

Lo sforzo enorme che la ricostruzione della casa ha richiesto è stato un banco di prova della maturità e delle capacità acquisite dal Movimento delle ragazze e dei ragazzi di strada,

che ha saputo gestire nel modo migliore questa difficile fase, lavorando sodo, assumendo decisioni importanti e la responsabilità della ricostruzione.

La ricostruzione della casa è stata anche un banco di prova della solidarietà di quanti  sostengono il Mojoca.

La sottoscrizione straordinaria lanciata da Amistrada nel corso del 2008 e conclusasi nei primi mesi del 2009, ha avuto, infatti, un esito veramente positivo che va oltre il più che brillante risultato economico, perché ha confermato l’impegno, la generosità  e la partecipazione di tanti a sostegno del  Movimento e dei suoi progetti fondati sull’amicizia, sul rispetto delle persone e sull’autodeterminazione.

I gruppi territoriali di Amistrada e singoli sostenitori, vecchi e nuovi, si sono mobilitati e hanno portato avanti uno sforzo di solidarietà che ha fatto  da catalizzatore alla generosità di molte persone e di alcuni organismi e associazioni che, con le loro donazioni, hanno contribuito alla realizzazione di un’impresa che all’inizio sembrava quasi temeraria.

Il  risultato ottenuto da a tutti nuova carica e ci incoraggia a continuare sapendo che un mondo diverso è possibile.

 

 

 

CASA DEL MOVIMENTO DEI GIOVANI DELLA STRADA

 Traduzione a cura di Cecilia Simi

LA STORIA

Tutti abbiamo una storia da raccontare. Siamo il riflesso di una serie di eventi vissuti.

Anche questa casa ha una storia da raccontare. Ha fatto parte della vita di molte famiglie e ora lo è della nostra.

Il primo registro della proprietà appare a partire dal 1891

Proprietari:

Ø      Concepción Morales de Urruela 1891.

Ø      Juan Urruela Concepción (figlio di Donna Concepción) 1903.

Ø      Valentina Ibargüen Uribe (dopo vedova di Dardón) 1910.

Ø     María Margarita Blanca Dardón Ibargüen di Delgado (figlia di Donna Valentina) e María Margarita Zelaya Dardón (nipote di Donna Valentina) 1983.

Ø     Associazione Movimento Giovani della Strada dal 1999, grazie all’Unione Europea e ad Amistrada, tramite Terra Nuova.

Quando l’Associazione Movimento Giovani della strada divenne proprietaria della casa, essa  presentava diverse aree deteriorate come il tetto e gli interni. Così ci incontrammo tra di noi molte volte e furono realizzati diversi lavori:

Ø      Cambio della lamina di tutta la casa

Ø      Collocazione e pittura di ontrosoffitto

Ø      Revisione e implementazione di istallazioni di acqua e drenaggio

Ø     Costruzione di fontanelle, una di due lavatoi e un modulo di quattro nel patio di fondo. Si procedette poi a revisionare tutte le forbici che sostenevano la copertura.

 

     

                                                                   patio anteriore prima della ricostruzione                                        dopo la ricostruzione

Passarono 8 anni, eravamo nel 2007, e il deterioramento provocato dall’inclemenza del tempo e dagli anni era visibile.

La crescita del Movimento dei Giovani richiedeva nuovi e più ampi spazi per lo sviluppo dei laboratori, dei servizi e dell’amministrazione. Venne così  l’idea di ricostruire e ampliare le installazioni per offrire un miglior servizio ai giovani e farli sentire come a casa propria.

Gérard Lutte, il fondatore del Movimento dei Giovani iniziò una ricerca attiva per ottenere i fondi necessari. Grazie a Dio e alle mani fraterne di molti, si potè realizzare questo sogno: una casa bella, illuminata e ventilata.

Un ringraziamento speciale per l’aiuto va ad Amistrada, a Mani Tese, alla Tavola Valdese.

Il progetto iniziò nel maggio dell’anno 2008.

Nella ricostruzione è stata conservata parte della casa ad eccezione del modulo centrale e della parte posteriore.

Nella parte antica sono stati conservati i materiali di costruzione dell’anno 1891. La struttura e le pareti sono di misto mattone, bajareque e adobe, il tetto di lamina di zinco, cielo falso, il pavimento di cemento liquido, tanto le porte che le cornici delle finestre sono di legno e di vetro.

Nell’area nuova sono stati utilizzati blocchi di cemento armato.

Il disegno della casa è stato realizzato da Patricia Staackmann e costruito da Mario Chojolán, Roy Sarmiento e un gruppo di diligenti lavoratori.

Il 31 gennaio del 2009, 10 anni dopo l’acquisto, è stata fatta l’inaugurazione della nuova casa.

 

   

                                                                 patio posteriore prima della ricostruzione                                           dopo la ricostruzione

Attualmente nella casa sono attivi i laboratori di sartoria, panetteria, alfabetizzazione, informatica e cucina. È presente inoltre una sezione di psicologia, di attenzione medica, una lavanderia, alcuni magazzini, sale di riunione, pati, pile e l’amministrazione.

Questa casa riflette la nostra storia che ancora si scrive.

      Un prima e un dopo….

      Abbiamo l’opportunità, abbiamo l’appoggio,

      l’amore e la fiducia

      che possiamo farcela…

Diamo un nuovo colore alla nostra vita

CASA DEL MOVIMENTO DEI GIOVANI DELLA STRADA

 

Mirna racconta…

Intervistata da Laura GIARRUSSO

 

Mirna è venuta in Italia, in vacanza, durante lo scorso autunno. Le abbiamo rivolto alcune domande sul Mojoca e sulla sua esperienza lavorativa.

Lavora da tre anni come accompagnatrice nel Mojoca, precisamente nella Casa otto marzo. E’ una delle prime  ragazze che formarono il gruppo de “Las Quetzalitas” e appartiene al Mojoca fin dalla nascita del movimento. Conosce Gerardo dal 1993 e grazie all’appoggio suo e di persone generose, sia guatemalteche che italiane, ha potuto studiare andando al liceo. Ora frequenta l’università e si mantiene da sola.

 

 

 

Potresti raccontarci in breve la tua esperienza nel Mojoca e nella Casao otto marzo?

Lavoro alla otto marzo da quando è stata aperta e all’inizio è stato un po’ difficile perché

abbiamo iniziato con cinque ragazze e provavamo ad adattarci le une alle altre cercando di individuare il cammino per lavorare insieme.

Dopo un certo periodo insieme alle stesse ragazze abbiamo trovato il modo di lavorare; chiaramente il punto chiave è l’amicizia, senza questa forza penso che non avremmo potuto farcela. Adesso le cose vanno molto bene e l’armonia della casa mi riempie di vita, però in questo spazio non posso omettere che c’è una parte molto importante della Casa otto marzo, che sono le bambine ed i bambini che danno un’allegria enorme alla casa e che con un grande sorriso ti cambiano la giornata e ti fanno pensare in un’altra maniera, pensare che la vita è bella e che dobbiamo lottare per dare loro una vita diversa e migliore di quella che abbiamo avuto noi.

 

Secondo te di cosa ha bisogno una ragazza/o per uscire di strada ed intraprendere una vita indipendente?

Secondo me ciò di cui hanno bisogno per definirlo in due parole sono: AMORE E AMICIZIA, il sapere che possono sempre contare su persone che credono  in loro,

che lavorano per loro perché gli danno fiducia credendo che con la loro forza di volontà possono cambiare le loro vite e quelle dei loro figli.

 

Cosa ti ha portato in Italia?

Il mio viaggio in Italia è sempre stato un sogno che ho avuto da tantissimi anni e sempre mi dicevo che un giorno o l’altro avrei conosciuto questo paese! Avrei potuto viaggiare verso un paese più vicino al mio, che mi sarebbe costato anche meno, però uno dei miei sogni era questo. Inoltre il voler rivedere le mie amiche italiane che avevo conosciuto in Guatemala mi ha fatto aumentare il desiderio di venire qui e adesso che sto qui mi sento felice di conoscere l’Italia e di imparare da una cultura così diversa dalla mia.

 

Che pensi di Amistrada?

Mi è sembrato un gruppo di gente con un grandissimo cuore e in questo spazio vorrei ringraziare tutti quelli che ne fanno parte per il lavoro incondizionato che fanno per tutte le ragazze ed i ragazzi di strada e delle case del Mojoca. Vi ringrazio tutti per il fatto che credete  in noi, perché senza Amistrada probabilmente sarebbe molto più difficile andare avanti, non posso dir altro che semplicemente, GRAZIE DI CUORE!

 

 Hai qualche suggerimento da darci riguardo al lavoro di Amistrada?

Il lavoro che fate è già molto buono, solo una cosa che mi ha colpita molto all’assemblea è la possibilità del 5x1000, che mi sembra una cosa ottima per reperire fondi. Dopo la riunione mi sono messa a pensare a tutto quello che potremmo fare se la gente che lavora decide di donare il suo 5x1000 alla nostra organizzazione, certo per raggiungere un gran numero di persone è necessario promuovere di più Amistrada affinché la gente possa conoscerla e donare il suo contributo.

 

Vuoi dirci qualcosa altro?

Si...l’Italia mi sembra un paese molto bello, i posti da vedere, il cibo, la gente… però è molto diverso dal mio paese, qui l’altro giorno ho visto in un programma che ci sono 15.000 poveri e mi è dispiaciuto tanto, però non si può paragonare con la povertà che esiste nel mio paese. Noi abbiamo una vita diversa e, a causa del  sottosviluppo del Guatemala, le bambine, i bambini, i giovani in generale sono costretti a crescere e diventare maturi molto presto per avere una vita indipendente e molti di noi ci riescono nonostante le difficoltà e un lavoro poco pagato, altri sono meno forti o non hanno l’opportunità di avere vita migliore. Per questo il lavoro che noi tutti realizziamo è importante, perché appoggiamo ragazze e ragazzi in ciò a cui pochi credono. Per me noi facciamo la differenza e, per pochi che siamo quelli che lavoriamo a questa causa, possiamo riuscire a portare grandi cambiamenti nella vita di tanti giovani e bambini del Guatemala.

 

 

 

 

Maria Elena, un’artista del Mojoca

 

Maria Elena, che molti di noi hanno conosciuto in occasione del suo viaggio in Europa in compagnia di Kenia e di Gerardo, ci ha inviato le foto di  alcuni suoi disegni e dipinti che ci sono sembrati molto belli e dai quali traspare una grande sensibilità. La sua bravura è stata apprezzata anche da una ditta italiana che le ha commissionato delle pitture su tela per fare delle borse.

 

Che senso ha per te dipingere e disegnare?

Mi da la tranquillità quando sono nervosa o arrabbiata. Quando sono allegra mi permette di esprimermi, di esteriorizzare i miei sentimenti.

 

Quando ti sei resa conto che ti piaceva questa attività?

Fin da piccola, verso gli otto anni di età. Era qualcosa che portavo in me.

 

Hai frequentato una scuola?

No, nessuno mi ha insegnato a fare disegni.

 

Quando disegni da dove  ti viene l’ispirazione?

Non saprei, è qualcosa di spontaneo che viene da me stessa…  Quando ho dipinto paesaggi del mio paese, un giovane che dorme in strada, indigeni, è il tema proposto che mi ha ispirato: la ditta italiana aveva infatti proposto di dipingere il paese reale o immaginario nel quale viviamo.

 

Fare parte del Mojoca ti aiuta a esprimerti?

Molto perché qui mi lasciano completa libertà, mi incoraggiano e mi danno i mezzi per realizzare i miei sogni.. In altre istituzioni mi dicevano che perdevo il mio tempo, che avrei dovuto imparare cose utili.  Io disegnavo perché mi piaceva, ma loro mi dicevano che dovevo fare cose che permettono di guadagnare soldi.

 

Come vedi il disegno e la pittura nel tuo futuro?

Io vorrei seguire corsi di disegno e pittura per imparare tecniche che non conosco, diventare una professionista. Non so se potrò vivere facendo disegni e pitture perché questo è molto difficile in Guatemala: vorrei studiare all’università, una facoltà affine all’arte come l’architettura.

 

Pensi che con la tua arte puoi aiutare il Mojoca?

Posso fare disegni o pitture quando il Mojoca ne ha bisogno per cercare denaro o partecipare a concorsi. Potrei aiutare le mie compagne e compagni se a loro piace l’arte, perché non piace a tutti. Ognuno ha il proprio talento. A alcune delle mie compagne piace cucinare o imparare a fare dolci. Ognuna deve fare ciò che le piace.

 

 

disegno di Maria Elena

 

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A tutti i gruppi: inviateci il racconto delle vostre esperienze per conoscere e imparare gli uni dagli altri

 

 

 

E’ uscita la terza edizione di "PRINCIPESSE E SOGNATORI NELLE STRADE IN GUATEMALA e il loro movimento autogestito, il Mojoca", il  libro nel quale Gérard Lutte racconta la lunga storia di amicizia con le ragazze e i ragazzi di strada, iniziata nell’ormai lontano 1994.

Molti di noi hanno letto le edizioni precedenti e hanno potuto conoscere le storie dei protagonisti del libro. Storie di vite difficili, in un contesto di povertà e violenza che riduce gli spazi, cancella la dignità, nega i diritti fondamentali. Eppure sono storie segnate dalla speranza, dalla voglia di vivere, dal desiderio di riscatto, storie di ragazze e ragazzi che hanno bisogno di appoggio ed amicizia per poter iniziare un cammino che consenta loro di uscire dalla strada e di realizzare il desiderio di una vita diversa.

Come ben sappiamo l’amicizia in questi anni è continuata e si è strutturata attraverso le reti di solidarietà italiana e belga che, in un percorso di crescita comune, hanno sostenuto la nascita e lo sviluppo del Mojoca, il movimento autogestito delle ragazze e dei ragazzi di strada.

Questa terza edizione del libro ripercorre le tappe dello sviluppo del Mojoca. Sono riproposte cinquantanove storie di vita che con un linguaggio improntato all’immediatezza raccontano il calvario ma anche i sogni e le sfide dei protagonisti. Un intero ed articolato capitolo è dedicato al processo di autonomia e autogestione delle ragazze e dei ragazzi, che passa attraverso la sperimentazione di una pedagogia diversa: la pedagogia dell'amicizia liberatrice.

La parte dedicata alla metodologia dell’amicizia liberatrice è una delle novità più importanti di questa terza edizione.

Come sviluppare una pedagogia orizzontale, basata sull'amicizia che è alla base di ogni rapporto importante nella vita di una persona? Il libro ripropone i principi e il percorso di questo metodo educativo che permea tutte le attività del Mojoca e che vede le ragazze e i ragazzi protagonisti di un cammino di liberazione da essi stessi proposto.

Sono state realizzate diverse iniziative per presentare il libro. Tra le altre, di grande interesse quella alla terza Università di Roma, che ha registrato folta partecipazione di docenti e studenti, oltre che di molte persone interessate alle tematiche proposte dal libro.

L’attenzione suscitata durante tutte le presentazioni ci conferma che, con l’impegno e l’appoggio dei gruppi territoriali di Amistrada, è necessario intensificare questa attività per diffondere il libro e consentire a tutte le persone interessate una maggiore conoscenza del Movimento delle ragazze e dei ragazzi di strada, nonché  un approfondimento dei metodi educativi e dei principi che ispirano l’attività del Mojoca.

 

Come partecipare…

Il modo migliore per appoggiare il Movimento delle ragazze e dei ragazzi di strada è quello di formare un gruppo di amicizia che possa far conoscere le condizioni di vita dei ragazzi di strada e aiutarli, anche con un sostegno economico prendendo le iniziative che sembrano più adatte.

Puoi partecipare con un lavoro volontario o con un contributo finanziario per i figli e le figlie delle quetzalitas o per una borsa di studio per le ragazze e i ragazzi. Puoi prendere in carico un progetto o dare un contributo libero. Amistrada può ricevere lasciti testamentari da devolvere secondo le finalità statutarie.

I versamenti vanno effettuati sul Conto corrente postale: codice IBAN: IT55 Z076 0103 2000 0004 2561 035

Intestato a: Amistrada Onlus Rete di amicizia con le ragazze  ei ragazzi di strada Via Ostiense 152/b 00154 Roma

 

Devolvi il 5*1000 per i ragazzi e le ragazze di strada Amistrada onlus c.f. 97218030589