attività degli organi sociali + rete italiana + 2009 novembre 14 - assemblea di amistrada - soggiorno in Guatemala Nora e Mimmo luglio-settembre 2009
Il nostro impegno non può andare in pensione
Siamo partiti io e Mimmo in tempi diversi per il Guatemala. Io, il 19 luglio assieme a Gerardo. Una data che per tanti di noi ci resta ancora nel cuore perché quel giorno nel lontano 1979 c’è stata la rivoluzione sandinista del Nicaragua che apriva nuove speranze soprattutto alle classi più povere ed emarginate non solo del Nicaragua ma di tutta l’America Latina. Tornare in Centro America in una data così significativa era in qualche modo continuare a dare un senso alla storia che non è finita perché continuiamo a credere che la lotta per la giustizia non si è fermata e che il senso di speranza continua ad esistere. Il Mojoca, nel suo piccolo, rappresenta per noi questa voce che nasce dagli ultimi e che ci riporta al nostro impegno che non può andare in pensione.
Il lavoro in Guatemala è cominciato subito. Tutto il periodo che restava di luglio è stato dedicato a realizzare riunioni, assieme all’équipe dell’amministrazione (Gerardo, Glenda - presidente della giunta giuridica, Sara - presidente del comitato operativo del Mojoca e Lucrecia, amministratrice) con tutti i responsabili dei programmi, perché era il periodo della verifica semestrale e quindi, ogni programma doveva rendere conto di quello che si era fatto in rapporto con gli obiettivi prefissati, analizzare i motivi degli eventuali insuccessi e suggerire i miglioramenti possibili. Era una radiografia sullo stato attuale del Mojoca.
Invece per il mese di agosto era programmata la partecipazione, per un paio di giorni, alle attività di ogni programma per elaborare, alla fine del mio soggiorno, una analisi sullo stato attuale di ogni programma, in una visione d’insieme della situazione del Mojoca. Prima della mia partenza dal Guatemala, l’11 settembre, un’altra data storica, abbiamo realizzato una giornata completa di riflessione con tutti i lavoratori e le lavoratrici del Mojoca. Le riflessioni che riporto, sono quindi già state condivise con le compagne e i compagni del Mojoca in un clima di estrema sincerità, amicizia e solidarietà con un sogno troppo bello per non sentirsi coinvolti nel renderlo sempre più reale.
Mimmo, che è arrivato in Guatemala verso la fine di agosto, è rimasto in Guatemala fino a metà settembre per partecipare alla costruzione di una casetta di legno per i bambini e le bambine della Casa 8 Marzo. I bambini l’hanno nominata, la “casita del amor” perché loro hanno deciso che lì dentro non si litigherà, si cercherà soltanto l’amicizia e la voglia di condividere uno spazio comune.
Il tempo è poco per descrivere la complessità che si vive attualmente nel Mojoca, sia nei suoi aspetti positivi che in quelli negativi. Si è fatta molta strada per arrivare al punto in cui si è: il processo di autogestione, l’intreccio dei programmi e la loro pianificazione, la gestione delle case. Non tutto funziona bene, ma tutto va inserito nella realtà del Guatemala, culturalmente così diversa dalla realtà europea e, soprattutto, nella realtà del Mojoca dove bisogna poter conciliare l’ideale della pedagogia dell’amicizia liberatrice con i problemi concreti delle persone che portano avanti questo progetto.
Il senso del tempo e la pianificazione
Uno dei primi cambiamenti a cui uno si deve adattare è il senso del tempo, sia perché nella vita quotidiana del Mojoca la percezione del tempo è molto elastica e relativa al momento in cui si vive, sia perché la percezione che hanno, in particolare, i ragazzi e le ragazze di strada, è ancora più soggettiva e vissuta in rapporto alle emozioni e alla vita di emergenza che ogni momento provoca. Parlare di pianificazione in questi contesti è molto delicato, perché non è facilmente comprensibile a tutti l’importanza della programmazione, delle scadenze, dei risultati raggiunti entro tempi stabiliti. Poter conciliare un progetto pedagogico, basato sul rispetto di ognuno e di ognuna, per crearsi un progetto di vita che comporta scelte in tempi diversi, con una organizzazione che ha bisogno di pianificare, di stabilire delle regole, di far rispettare gli impegni presi, non è facile, e questo comporta non poche incomprensioni, che non sono tanto di linguaggio, quanto di valutazioni diverse in rapporto all’organizzazione del tempo. Non è stato facile mediare tra quello che è immediato ed emergente e quello che è a lungo termine e non si vede nel concreto. Quello con cui si è in contatto ogni giorno sono le persone che si presentano all’infermeria per attenzione e cure mediche, o i ragazzi e le ragazze che si vedono sulla strada abbandonati a se stessi e quelli che bisogna portare di emergenza all’ospedale perché feriti o in fin di vita. In questo contesto, dove si vive ai limiti dell’emergenza, il senso della pianificazione e della programmazione spesso salta.
La preparazione nella pedagogia dell’amicizia liberatrice
Un’altra difficoltà è la comprensione del vero senso della pedagogia dell’amicizia liberatrice da parte di alcuni “asesores”, ossia le figure adulte che svolgono un ruolo di accompagnamento per i coordinatori, le ragazze e i ragazzi usciti dalla strada che rappresentano i propri compagni del Movimento nel comitato di gestione. L’autogestione del Mojoca prevede che ogni programma ha un coordinatore, che è il responsabile del programma, ed è consigliato dalla figura professionale che lo accompagna. Si ha l’impressione che ancora ci sia una impronta tradizionale nell’impostazione di alcuni programmi: la scuola e i laboratori principalmente, ma anche il programma di reinserimento lavorativo, quello abitativo e quello di salute fisica. I coordinatori di questi programmi non sono pienamente coinvolti nell’assumersi la responsabilità dei programmi, sia perché per gli adulti è più sbrigativo portare a termine i lavori senza coinvolgere i giovani coordinatori, sia perché anche tra i coordinatori c’è una rotazione troppo veloce che impedisce loro di formarsi e prepararsi sul programma.
Questa mancanza di coordinamento e di visione, da parte di alcuni, della filosofia che accompagna il Mojoca, crea a volte alcune difficoltà che sono molto evidenti, soprattutto, nel sistema educativo. La scuola, pilastro principale del progetto pedagogico, è in crisi anche a causa di un non buon coordinamento con gli altri programmi affini: il lavoro di strada, i giorni di iniziazione e i laboratori. Questo ha provocato una riduzione del numero dei ragazzi che frequentano la scuola, forse anche a causa della mancanza di educatori e di programmi specificamente idonei per la popolazione di strada. Nel mese di agosto il numero di iscritti alla scuola era: primo ciclo 6 persone, secondo 8 persone , terzo ciclo 1 persona.
Inoltre, anche tra i coordinatori, non sempre è chiaro cosa vuol dire assumersi la responsabilità di un programma e cosa vuol dire la pedagogia dell’amicizia liberatrice. E’ necessaria una maggiore riflessione da parte di tutti, accompagnanti e coordinatori, su questo tema, che è l’asse portante di tutto il Mojoca. Riflettere sul senso dell’amicizia non è in effetti facile giacché non è soltanto un aspetto filosofico e pedagogico, ma è uno stile di vita, un atteggiamento profondo che nasce da ogni storia personale, fatta da quello che si è ricevuto e da quello che è mancato e che si riversa nella collettività, in base a come si è affrontato questo percorso e a come si è maturati.
Si ha la percezione che Gerardo, per il suo carisma e la sua dedizione al Mojoca svolge un ruolo tuttora essenziale per l’esistenza del movimento. Senza la sua presenza il Mojoca difficilmente sarebbe passato indenne per il recente periodo critico, con le minacce di cui sono stati oggetto alcuni suoi esponenti. Questo ci preoccupa perché è necessario ancora un po’ di tempo perché il comitato di gestione possa andare avanti da solo. La sua guida continua ad essere proprio necessaria perché gli adulti che accompagnano il comitato di gestione non sono sufficientemente preparati nella pedagogia dell’amicizia liberatrice. Mancano, nel mondo degli accompagnatori, quelle figure carismatiche che siano in grado di guidare i giovani alla loro piena autonomia nel rispetto della filosofia che finora ha animato il movimento. Proprio per questo, è importante per Gerardo dedicarsi soprattutto alla formazione del personale del Mojoca, per far capire fino in fondo la pedagogia dell’amicizia liberatrice.
Nonostante le difficoltà, tutto funziona con l’autogestione. E’ impressionante vedere ragazze e ragazzi, che fino a pochi anni fa erano in strada intontiti dai solventi, partecipare attivamente alle numerose riunioni e svolgere il loro ruolo nella gestione del movimento. La presenza attiva di Gerardo, che, come formatore, orienta e guida tutti, nulla toglie ai meriti di queste ragazze e di questi ragazzi.
Altre difficoltà organizzative
I laboratori funzionano male. Al di là del coinvolgimento degli istruttori nella pedagogia dell’amicizia liberatrice, forse manca una miglior organizzazione nell’abbinamento addestramento-produzione. Questo è un problema non facile da risolvere, perché i laboratori sono impostati per permettere alle ragazze e ai ragazzi di cominciare a convivere con una cultura del lavoro. Attualmente i laboratori sono frequentati, nella maggior parte, da ragazze e ragazzi ancora incerti, con un piede nella strada e uno nel Mojoca. È difficile, ma necessario, rafforzare in loro l’idea dell’assiduità, dell’impegno, del sacrificio. Soprattutto per chi vive una percezione diversa del tempo, come ho accennato all’inizio, diventa più facile abbandonare il laboratorio, perché non lo sente così attrattivo e con risultati immediati. Questo, unito al senso di sconfitta anticipata per non trovare un possibile lavoro, rende tutto più complesso. Proprio per questo si rafforza l’idea dell’”impresa di strada”, un progetto che Gerardo spera di cominciare a mettere in atto a partire dal prossimo anno.
La gestione delle case (8 marzo e casa degli Amici)
Le case funzionano in modo diverso, spiegabile anche per l’esperienza accumulata: la casa 8 marzo è più autonoma e funzionale, gestita con maggior partecipazione delle donne che vi risiedono, anche se, come in tutte le famiglie, non mancano i problemi. La casa degli amici, invece, sembra più in mano ai due accompagnatori che non in mano ai ragazzi. Per loro capire cos’è l’autogestione è più difficile, forse perché mancano di un affiancamento più mirato a questo proposito. I ragazzi si lamentano anche di sentire il Mojoca come un “matriarcato” .
Nonostante tutto, il Movimento va avanti
Sono passati due mesi dal nostro ritorno dal Guatemala e, per quello che abbiamo sentito, la situazione nella casa degli Amici sta cambiando: è diventata più autonoma, con più partecipazione dei ragazzi alla gestione della casa, sia dal punto di vista amministrativo che organizzativo.
Nel frattempo altre donne sono entrate nella casa 8 Marzo e altre sono uscite per iniziare una vita indipendente. Le Quetzalitas, il primo programma con cui Gerardo ha iniziato questo bellissimo percorso, va avanti con le donne che continuano a riunirsi due volte al mese per parlare delle loro difficoltà e delle loro speranze, che si concretizzano nei loro figli, che ormai fanno una vita diversa, modesta e povera, ma senza le umiliazioni che le loro madri hanno subito sulla strada.
Anche nella scuola si sta cercando di apportare forze nuove per coinvolgere maggiormente i giovani nell’impegno allo studio, e si sta cercando di riflettere su come migliorarla attraverso una pedagogia che parta dalla base, partecipativa e liberatrice. Già prima della mia partenza si stava provvedendo a rafforzare il sostegno scolastico, su richiesta degli stessi ragazzi, nei pomeriggi e durante le vacanze di fine anno, che sono già cominciate. Si sta pensando ad un recupero dei ragazzi che hanno abbandonato la scuola.
Lucrecia, l’amministratrice, che è andata via la prima quindicina di agosto a causa delle minacce arrivate al Mojoca e indirizzate alla sua persona, è stata ora sostituita da Ivonne, una giovane donna che speriamo alleggerisca Gerardo da questo peso, affinché possa dedicare più tempo alla formazione, anziché ai problemi dell’amministrazione.
Come ci ha scritto Gerardo nella sua relazione dal Guatemala, la nostra amica Maria Concetta Gubernale, partita a metà ottobre per il Guatemala, va avanti con il suo nuovo laboratorio di bigiotteria, con un numero consistente di donne iscritte, molto entusiaste di iniziare questo nuovo percorso. E’ in Guatemala anche Thèresia Bhote, la nostra amica musicista, partita alla fine di ottobre per organizzare un coro con le ragazze e i ragazzi del Mojoca, perché il Movimento abbia anche la voce del canto.
Il Mojoca va avanti, perché in mezzo a tante difficoltà e contraddizioni, è più forte il senso dell’amicizia, della condivisione, della solidarietà, che non il senso dell’abbandono e della sconfitta. E gli errori, anche quelli inevitabili o imprevedibili, sono serviti per raddrizzare il cammino, per riflettere insieme sul futuro che vogliamo costruire.