attività degli organi sociali + rete italiana + 2009 marzo 28 - Roma

Il MOJOCA NEL 2008 E ALL’INIZIO DEL 2009: QUALI PROSPETTIVE PER IL FUTURO?

 

Relazione per l’Assemblea Generale di Amistrada 28 marzo 2009

 

Il 2008, bello e difficile

 

bello:

 

anche difficile, il 2008

 

 

Chi conosce il Guatemala, la cultura della strada e più in generale la cultura dei poveri estremi, la loro apparente passività ed individualismo, sa che nel lavoro educativo ed organizzativo ci sono momenti di stasi, di crisi, nei quali la fretta, la precipitazione, i tentativi di imporre cambiamenti improvvisati servono solo a peggiorare la situazione.

Nel lavoro di strada bisogna avere una visione larga, lavorare sulla durata.

A una volontaria che mi faceva notare le debolezze del Mojoca nei mesi di transizione, risposi: “Hai ragione, ma le cose cambieranno in febbraio!”.  Il tempo di fare il trasloco, di istallarsi nella casa, di riflettere insieme, migliorare l’organizzazione, gli strumenti di lavoro, di rinforzare la preparazione e la motivazione.

 

2009. anno del raggiungimento dell’autogestione

 

La festa di inaugurazione della casa ricostruita segna la svolta: “Casa nuova, vita nuova!” era la nostra parola d’ordine.

In febbraio il Mojoca diventa pienamente un movimento diretto dalle ragazze e ragazzi che provengono dalla strada.

Già da tre anni prendevano le decisioni operative.

Ora con la creazione di un gruppo o dipartimento d’amministrazione, dove sono la maggioranza, controllano e decidono tutte le spese. E con l’elezione di Glenda Lòpez alla presidenza dell’associazione giuridica, le ragazze e ragazzi di strada assumono i pieni poteri nel loro movimento. Un sogno, da molti considerato folle e impossibile, è diventato realtà.

 

Niente trionfalismi però: sappiamo che la democrazia di base, l’amicizia liberatrice sono obiettivi utopici che richiedono sforzi quotidiani per poterli avvicinare. Rimane ancora molto cammino da percorrere prima che i diritti di ogni persona siano pienamente rispettati, prima che tutte le ragazze e tutti i ragazzi partecipino realmente, in modo cosciente e con la sufficiente preparazione, a prendere le decisioni.

 

Però penso che siamo sulla strada giusta e che l’autogestione ci permetterà grandi progressi; e già sta dando frutti importanti che segnalo rapidamente.

 

Rifiuto dell’assistenzialismo: i giovani di strada, i poveri in generale, sono spesso accusati di essere passivi, fatalisti, di aspettare che tutto sia loro donato. C’è del vero in questa affermazione, ci sono ragioni culturali e psicologiche che possono spiegare atteggiamento simili, che però possono essere superati. Di fronte alla grave crisi economica mondiale, le varie istanze del Mojoca hanno rinunciato all’aumento del 10% del loro stipendio, anche se Amistrada era d’accordo di finanziarlo. Le ragazze dell’Otto marzo, anche se non hanno sovvenzioni sufficienti per pagare le spese di alimentazione, di elettricità e gas, non hanno accettato la proposta di un aumento del preventivo, si sono messe a cercare lavoro e a dare il 25 % del loro magro salario e della loro borsa di studio per contribuire alle spese della casa. I ragazzi della casa degli amici seguono il loro esempio. Le Quetzalitas contribuiscono per pagare le spese della colazione e del pranzo, quando si riuniscono.

 

Miglioramento del metodo di lavoro, della supervisione, della valutazione dei risultati, dell'informazione e dell’organizzazione del Mojoca: dalla fine di dicembre fino al 11 marzo abbiamo realizzato un lavoro collettivo articolato in sessioni di gruppi di lavoro, seminari per tutto il personale, sperimentazione durante i due primi mesi, per mettere a punto uno strumento di lavoro che riassume l’esperienza di più di dieci anni di attività. Uno strumento che ci permette di vedere mese per mese in quale misura ci si avvicina agli obiettivi generale e a quelli di ogni programma, in quale misura le attività programmate sono effettuate e se abbiamo mezzi di verifica obiettivi che ci permettono di valutare la nostra attività. Negli ultimi mesi del 2008 avevamo rielaborato in profondità il manuale di procedimenti del Mojoca per ridefinire i diritti e doveri di ogni persona e di ogni gruppo di lavoro. Abbiamo anche rivisto l’organigramma della nostra associazione. Dovremo aspettare qualche mese prima di valutare gli effetti di questi nuovi strumenti di lavoro.

 

Maggiore sforzo di coscientizzazione, organizzazione e impegno politico: in ogni programma si promuove la formazione socio-politica, facciamo parte di vari coordinamenti di lotta e rivendicazione, delle donne, del movimento sociale, ecc. e siamo collegati con più di cinquanta organizzazioni del movimento popolare e delle donne. Con un centinaio di ragazze e ragazzi eravamo l’unica associazione di strada a partecipare alla manifestazione dell’8 marzo.

 

La sfida del biennio: inserimento lavorativo e creazione di microimprese. Il raggiungimento di questo obiettivo è indispensabile per la riuscita del nostro progetto: il reinserimento delle ragazze e ragazzi di strada nella società come cittadine e cittadini responsabili. Sappiamo tutti quanto è difficile per un giovane italiano trovare un lavoro che gli permette di condurre una vita autonoma, di avere la propria casa. Le difficoltà sono centuplicate per le ragazze ed i ragazzi di strada nel Guatemala di oggi. Delle 24 microimprese create nel 2008, 14 hanno dovuto chiudere per la concorrenza o le imposte delle bande criminali, a volte anche per la mancanza di stabilità e di perseveranza delle imprenditrici. Ed è quasi impossibile per un giovane di strada, con poca istruzione, spesso con un tatuaggio, trovare un lavoro dipendente che gli permetta di sopravvivere. Alcuni amici che ci hanno visitato si sono meravigliati che non abbiamo formato delle cooperative. Non è che non ci pensiamo, che non le progettiamo, ma non possiamo fare un passo più lungo della gamba. Prima dobbiamo preparare le ragazze ed i ragazzi a lavorare insieme (è uno dei compiti dei laboratori di iniziazione al lavoro) e dobbiamo avere le risorse necessarie: non bastano i due o trecento euro sufficienti per lanciare un’attività individuale. Abbiamo il sogno di aprire una caffetteria con una fabbricazione artigianale di cioccolatini, la vendita di prodotti preparati da noi – pasti, pane, dolci – e di un negozio di commercio solidale.

Un’attività commerciale richiede la creazione di un'impresa perché il  Mojoca, associazione civile non lucrativa, non può svolgere attività mercantili. Non possiamo ignorare il rischio di dovere pagare il pizzo alle bande criminali, che controllano anche la zona centrale della capitale dove si trovano le nostre case.

 

Tutte le altre attività e servizi del Mojoca hanno ripreso a funzionare al loro ritmo di crociera e potrete seguirle nei rendiconti che mandiamo ogni semestre.

 

NERE NUVOLE MINACCIOSE…

 

Il Mojoca e Amistrada non sono isole di pace in mezzo alla guerra: sono barche fragili in un oceano convulso dagli uragani e dai tifoni.

 

Dopo l’assassinio la scorsa settimana di sei conducenti di bus che non pagavano il pizzo, la capitale del Guatemala è stata paralizzata da scioperi, si parla dell’imminente proclamazione dello stato di emergenza e ricominciano a circolare voci di colpi di stato. La destra golpista organizza la violenza e la criminalità dove spera trovare il consenso per un suo ritorno al potere. Le ragazze e ragazzi di strada sarebbero le prime vittime di un regime di estrema destra.

 

Come sono le prime vittime della crisi finanziaria mondiale. Ha chiuso la potente organizzazione statunitense, Casa Alleanza, che impiegava un centinaio di lavoratori. La direzione di New York li ha fatti espellere da dei vigilanti alle 5 del mattino di una fredda giornata di gennaio. “Solo para Mujeres” non accetta più nelle sue case ragazze di strada. Aprofam, organizzazione sanitaria statunitense, ha ridotto drasticamente i servizi per la popolazione di strada e li potrebbe chiudere definitivamente. La "casa del bambino” che ospita, dalle 7 della mattina fino alle sei di sera, le figlie e figli delle ragazze dell’Otto marzo e delle Quetzalitas potrebbe chiudere a giorni e le alternative sono costosissime e al di fuori delle nostre possibilità.

 

CHIUDERA’ IL MOJOCA NEL 2011?

 

Il Mojoca è l’unica organizzazione seria che ancora lavora in strada. Dovrà chiudere anche il Mojoca? Dovranno restare soli per strada le ragazze e i ragazzi, alla mercè dei pedofili, degli stupratori, dei narcotrafficanti, dei sicari e degli squadroni della morte?

 

Ci dobbiamo porre in tempo la domanda in modo freddo, con la pura ragione. E, se lo facciamo, ci rendiamo conto che il rischio è serio. Molto serio.

 

La responsabile di un’associazione olandese che finanzia il Mojoca con 120.000 euro l’anno mi ha scritto che fu un errore finanziare un’organizzazione come “Casa Alleanza” che non trovava nel paese in cui operava la maggior parte delle risorse necessarie al suo funzionamento.

E’ il caso del Mojoca che non può sussistere senza la solidarietà internazionale.

Quest’istituzione continuerà, finito il contratto di collaborazione che spira il 31 dicembre del 2010, a finanziare il Mojoca?

 

Riuscirà Amistrada a trovare 150.000 euro e più dal 2011 in avanti? Sulla base delle entrate ordinarie è ragionevole dubitare che ce la possiamo fare.

 

Tanto più che la crisi finanziaria mondiale, il calo della produzione e dei consumi, la disoccupazione crescente, il taglio delle risorse della maggioranza della popolazione, potrebbero fare diminuire drasticamente le entrate di Amistrada, della rete belga, delle associazioni che appoggiano il Mojoca.

 

Ma il sistema di morte che domina il nostro pianeta, non provoca solo l’impoverimento delle masse popolari, la fame, la miseria. Raggiunge anche le mostre anime e i nostri cuori, istilla la paura – il mondo di oggi vive nella paura, paura del domani, paura della disoccupazione, paura di non avere il necessario per se stessi e la propria famiglia.

Provocando e rinforzando la paura, se non il panico, il sistema dominante incoraggia l’egoismo, l’individualismo, la rassegnazione, distrugge le solidarietà e le amicizie. Crea l’uomo e la donna adattati al sistema, un individuo che pensa a se stesso, entra in competizione con gli altri, accetta le misure proposte dal sistema, il salvataggio delle banche e della ricchezza dei potenti.

 

All’indomani della grande manifestazione a Napoli contro la camorra e tutte le mafie, a un giornalista che chiedeva “cosa è la camorra”, molti di quelli che avevano partecipato alla protesta di massa rispondevano: “Noi siamo la camorra!”: Il sistema politico-economico che sta distruggendo il pianeta e l’umanità è dentro di noi.

Combatterlo significa cambiare noi stessi, il nostro modo di pensare e di vivere.

 

Continuare a sognare l’impossibile

 

La salvezza del mondo, la nostra, la continuità del Mojoca non si trovano nella logica del sistema ma solo in un’alternativa radicale al sistema, che ha caratterizzato fin dall’inizio il Mojoca e Amistrada.

 

Non abbiamo mai preso un’iniziativa importante perché era ragionevole e perché avevamo già i soldi per realizzarla. L’idea stessa di un movimento autogestito dei giovani di strada era considerata folle e irrealizzabile. Nel ‘96 abbiamo assunto due educatrici di strada, nel ’97 due altri educatori, senza avere un soldo, una sovvenzione o la speranza di una sovvenzione, Abbiamo affittato la nostra prima casa nel ’98 nelle stesse condizioni. Non è il mercato che ha dettato le nostre scelte, ma unicamente le necessità vitali delle bambine, bambini ed adolescenti di strada. E sempre abbiamo avuto le risorse necessarie, dalle 200.000 di lire nel ’94 ai 400.000 euro del 2008.

 

E fin dal ’95-96 Amistrada si è mossa nella stessa prospettiva. Un anno fa ha preso la decisione irragionevole di dire al Mojoca di iniziare i lavori di ricostruzione del centro sociale, pur essendo consapevole che non si erano mai raccolti in un anno 114.000 euro ai quali si dovevano aggiungere altri 150.000 euro per le spese ordinarie del Mojoca.

 

Questa è la prospettiva nella quale dobbiamo continuare a impegnarci.

Per i due prossimi anni, 2009 e 2010, dovremmo avere senza grandi difficoltà le risorse necessarie per il funzionamento del Mojoca. Ma se questo dovesse avvenire esaurendo le riserve di Amistrada, rischiamo di trovarci nel 2011 in una emergenza molto più grave dell’emergenza scuola dello scorso anno.

 

Non si risponde alle minacce che fa pesare la crisi mondiale sul nostro progetto, adeguando le nostre proposte, i nostri obiettivi, alla logica del mercato, programmando fin da ora la chiusura del Mojoca, la morte della speranza delle ragazze e dei ragazzi di strada.

Al contrario, dobbiamo radicalizzare la nostra alternativa. Alla paura contrapponiamo la speranza e l’audacia, all’odio l’amicizia e l’amore, all’egoismo la generosità e la condivisione, alla passività e al fatalismo, l’impegno e la creatività.

 

Queste nostre scelte radicali non sono solo indirizzate all’obiettivo di salvare il Mojoca, ma si inseriscono in un movimento mondiale che cerca di salvare il pianeta e l’umanità dalla morte, che già sta all’opera organizzata dalla globalizzazione neo-liberale. Non si tratta solo della sorte di bambine e bambini lontani, si tratta di noi stessi, delle nostre bambine e bambini e, assieme a loro e a noi, dell’umanità stessa e della nostra madre terra.

 

Non usciremo da questa assemblea con obiettivi piccoli, ragionevoli. raggiungibili, ridimensionati, rassegnati, ma accettando la sfida dei tempi.

Amistrada e il Mojoca devono continuare a crescere. Le nostre riserve non devono diminuire ma aumentare di modo di arrivare preparati alla scadenza del 2011.

Alla minaccia di chiusura del Mojoca o di ridimensionamento di Amistrada, risponderemo come abbiamo sempre fatto dal ’94 ad oggi: continuando a sognare e a realizzare l’impossibile.

 

Gerardo